pubblicato il21 aprile 2016 alle 11:51

Truffa delle tasse a Velletri, In tre riscuotevano la Tares e intascavano i soldi

Eseguite le ordinanze di sequestro per equivalente fino a 215mila euro. Sigilli a case, locali e conti correnti

Velletri – Avevano pagato le tasse alla società di recupero crediti Eureka Service di Pomezia ma i soldi erano spariti. Oggi sono scattati i sequestri di beni mobili ed immobili per recuperare i soldi appropriati indebitamente. Circa 90 le vittime, tra cittadini e aziende di Ariccia e Ciampino, della truffa che aveva portato all’arresto tre persone riconducibili ad Eureka. L’agenzia, per conto della società AMBI.EN.TE. SPA che si occupava della raccolta e gestione dei rifiuti per vari comuni della provincia di Roma e Frosinone, aveva l’appalto per il recupero dei crediti da parte degli utenti responsabili del mancato pagamento della tariffa di igiene ambientale o TIA (oggi TARES tariffa rifiuti e servizi).

L’ attività investigativa, coordinate dalla Procura della Repubblica di Velletri diretta dal Dott. Francesco Prete e condotta dalla Stazione di Ariccia, aveva consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei 3 soggetti, tutti appartenenti all’agenzia: il legale rappresentante, un sedicente avvocato responsabile legale senza alcun titolo e un dipendente incaricato alla riscossione.

Le indagini avevano consentito di dimostrare che la società di riscossione aveva indebitamente trattenuto somme in contanti equivalenti a 215.000 euro circa (non versate alla AMBI.EN.TE. SPA), ricevute direttamente dagli utenti, truffando circa 90 vittime che ignare ritenevano di aver ottemperato al pagamento della tassa.

A seguito dell’arresto dei tre soggetti, la Procura della Repubblica di Velletri, a fronte degli evidenti indizi di colpevolezza, aveva richiesto il giudizio immediato a carico di due dei tre indagati, che hanno patteggiato la pena e pertanto condannati, con la scelta del rito speciale, ad anni due e mesi tre di reclusione.

Il Giudice del Tribunale di Velletri, nella sentenza di condanna, ha altresì disposto la confisca dei beni mobili ed immobili dei condannati fino al raggiungimento della somma di 215.000 euro, già sottoposti a sequestro preventivo in concomitanza all’esecuzione dei provvedimenti di misura di custodia cautelare e reale. In virtù di ciò, sono stati confiscati dai Carabinieri comandati dal Capitano Davide Occhiogrosso 4 immobili (3 appartamenti e un garage), 8 conti correnti, 2 libretti di risparmio, 3 carte prepagate  e quote societarie.

Il terzo indagato sarà giudicato con rito ordinario; pertanto, qualora riconosciuto colpevole, non potrà beneficiare di sconti di pena.

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