Finiani e centrosinistra pronti a banchettare con il cadavere del Pdl mentre l’Italia aspetta la ripresa

3 Dicembre 2010 Off Di Comunicato Stampa

Dopo le elezioni del 2008 vinte dal centrodestra con percentuali quasi plebiscitarie, tutti ci saremmo aspettati una legislatura che avesse raggiunto la sua naturale scadenza quinquennale senza particolari problemi visti i numeri di cui la maggioranza disponeva sia alla Camera che al Senato.
E invece dopo neanche due anni, ecco apparire di nuovo lo spettro di una conclusione anticipata della legislatura.
Mediaticamente il caso che ha dato inizio alle ostilità nel centrodestra è stata la vicenda della casa monegasca donata ad AN che l’ex delfino di Almirante, il quale per questo si rigirerà ogni giorno nella tomba, ha fatto in modo da far fruire al fratello della sua attuale compagna, anche se in realtà la vicenda parte da molto più lontano.
Tutto è cominciato quando Gianfranco Fini, ritenendo di avere diritto a succedere naturalmente a Berlusconi alla guida del PDL e del Governo, non si comprende in base a quale presupposto, ha sciolto AN facendola confluire nel PDL, così perdendo il totale controllo degli uomini dell’ex partito i quali, peraltro, già in passato erano stati autori di una imponente fronda che aveva temporaneamente costretto l’allora leader ad azzerare i vertici del partito, uomini che ascesi oggi ad importanti incarichi di governo, sono divenuti sordi agli appelli alla ribellione lanciati da Fini da quando ha, tardivamente compreso, che la sua successione a Berlusconi non sarebbe stata così scontata come credeva.
La situazione è poi complicata dal fatto che Fini, cattivo conoscitore della storia recente del Paese che avrebbe dovuto insegnargli che i Presidenti della Camera dalla Pivetti a Bertinotti per finire a Casini, non hanno mai fatto carriera ulteriore in ambito governativo, ha abboccato all’esca dell’incarico istituzionale che attualmente ricopre che, obbligandolo ad un ruolo “super partes”, rappresenta un fardello pesantissimo per chi come lui vuole fare politica e schierarsi, essendo da sempre abituato a farlo, con il risultato che la neonata formazione di Futuro e Libertà diventa il giocattolo in mano ai vari Granata, Bocchino & co. per cercare di tenere in scacco il Governo bilanciando quella che, a loro modo di vedere, è la preponderante influenza leghista sulle scelte dell’esecutivo.
La reazione di Berlusconi è la continua minaccia al voto anticipato che, però, dovrebbe essere spiegato alla gente comune chiamata alle urne anticipatamente per ben due volte negli ultimi 4 anni, dopo che 2 anni fa stanca delle tarantelle del centrosinistra, ha sottoscritto un mandato amplissimo al Cavaliere ed ai suoi alleati, per consentirgli di governare per 5 anni: gente che ancora non vede alcuna ripresa dell’economia e del lavoro ed, anzi, vive con il timore che le crisi economiche di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna possano innescare un effetto domino nell’Eurozona che trascini con sé anche altre economie non proprio solidissime come la nostra.
L’effetto di questo sarà un incremento della disaffezione degli italiani per la politica manifestato attraverso il rifiuto di andare a votare per eleggere una classe politica molto attenta ai propri interessi personali e di potere, e del tutto disinteressata agli interessi del Paese, con una triste presa d’atto del fallimento di un sistema politico bipolare che, se mai ha funzionato, ormai non esiste più e che è impantanato in un feroce scontro correntizio interno al PDL che logora contemporaneamente la coalizione di governo ed i resti di una minoranza non più credibile ed incapace di fare opposizione la cui maggiore aspirazione, in mancanza di qualsiasi progettualità, è quella di accontentarsi di banchettare con il cadavere del PDL.
Il tutto alla faccia della stabilità tanto sbandierata in passato, ed allo sviluppo di un progetto-Italia che renda il nostro Paese competitivo e credibile non solo dal punto di vista economico ma soprattutto dal punto di vista politico, ed in questo quadro desolante ben vengano nuovi contributi ideali come la proposta di Montezemolo di una lista civica nazionale o qualsiasi altro che proponga un progetto politico oltre gli attuali schieramenti, unico modo per uscire dal pantano nel quale da troppo tempo stiamo affondando.

Paolo Andrea Taviano
Magistrato

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