Plastic Free a Marina di Frigole, Archeoplastica e la cura del Mediterraneo come pratica civile

Plastic Free a Marina di Frigole, Archeoplastica e la cura del Mediterraneo come pratica civile

23 Aprile 2026 0 Di Dante Sacco

Il 26 aprile 2026, alle ore nove del mattino, lungo il litorale di Marina di Frigole, in Via Carlo Bergamini 11, nella cintura di costa che digrada verso il mare da Lecce , decine di volontari dell’associazione Plastic Free ODV Onlus si curveranno sulla sabbia, raccoglieranno, catalogheranno, rimuoveranno. Il gesto è antico nella sua essenzialità, moderno nel suo significato politico: rimuovere dalla terra ciò che la terra non ha mai voluto, sottrarre al mare la vergogna che l’uomo vi ha depositato. Due ore di cleanup, come si dice nel lessico ormai internazionalizzato del volontariato ambientale, sotto la regia dei referenti Andrea Aloisi, Annaurora Pallara, Marilena Rizzo, Andrea De Mitry, Valentina Maria Bello, nomi che sono già, in sé, un atto di responsabilità nominale, di presenza riconoscibile in un territorio che chiede d’essere curato dai suoi custodi prima ancora che dai suoi frequentatori stagionali. L’evento è semplice nella forma, denso nella sostanza: la plastica che si raccoglie non è soltanto un rifiuto, è una stratificazione, è la sedimentazione visibile di scelte collettive sbagliate, è un documento materiale del tempo che abitiamo.

Questo gesto pratico e la sua dimensione simbolica, trova assonanze con il progetto Archeoplastica, un’impresa culturale e ambientale nata in terra pugliese, ideata da Enzo Suma, guida naturalistica di Ostuni, che raccogliendo plastica sulle spiagge brindisine da anni ha trovato e conservato plastiche che hanno più di cinquant’anni di vita e che, in molti casi, sembrano intatte. Da questa scoperta elementare e sconvolgente, l’eterno mascherato da quotidiano, il permanente travestito da usa e getta, nasce nel 2018 l’idea del progetto Archeoplastica, con l’intuizione di trasformare i reperti spiaggiati in una mostra, in un museo, in un atto di denuncia civile che parla attraverso gli oggetti stessi. La stessa vigorosa denuncia che motiva i volontari di Plastic Free. Archeoplastica è un progetto che racconta l’inquinamento da plastica attraverso i reperti che il mare restituisce, trasformandoli in una testimonianza concreta del nostro impatto sull’ambiente, con la creazione di un museo virtuale e di mostre itineranti che espongono reperti di plastica spiaggiata, alcuni dei quali risalgono a oltre cinquant’anni fa. Il paradosso che Archeoplastica porta alla luce è quello che potremmo chiamare, riprendendo il lessico della storia materiale, il paradosso della durata non voluta: avere affidato imballaggi usa e getta a un materiale virtualmente eterno, consegnando alle future generazioni non un’eredità ma un debito inestinguibile, non un monumento ma una discarica perenne nel Mediterraneo che accumula, strato su strato, una stratigrafia “plastica” che è il rovescio oscuro della stratigrafia archeologica su cui fondiamo la nostra civiltà e il nostro orgoglio identitario.

Foto: Radiodigiesse

Quella del Mediterraneo è una condizione di emergenza che non lascia spazio a toni moderati: secondo le stime del WWF ogni anno nel nostro Mediterraneo finiscono 570mila tonnellate di plastica e si prevede che entro il 2050 questo dato quadruplichi. Un mare che è al tempo stesso culla della civiltà e sua discarica, palcoscenico della memoria millenaria e teatro di una violenza silenziosa, quotidiana, accettata. Enzo Suma ha raccolto oggetti di plastica lungo le coste salentine, spesso incappando in reperti di una certa età, non solo italiani ma anche provenienti dalle coste greche e balcaniche: il mare non conosce frontiere nazionali, i rifiuti navigano liberi dove le correnti li portano, e la contaminazione è già, nei fatti, una questione mediterranea, transnazionale, che esige risposte di scala equivalente. È in questo quadro che l’iniziativa di Plastic Free a Marina di Frigole acquista il suo peso specifico autentico. Non è una domenica mattina tra la sabbia e i sacchi neri, o almeno, non è soltanto questo. È un atto di cura territoriale che si inscrive in una tradizione di pratiche civili posizionate, quelle che Montanari chiamerebbe la politica del quotidiano, quella forma di militanza concreta che non aspetta la delibera o il piano regolatore per esistere. Il volontario che si china sulla riva di Frigole e raccoglie ciò che altri hanno abbandonato compie un gesto antico come la custodia della terra, attualissimo come la crisi ecologica che ci sovrasta.

Marina di Frigole è costa bassa, sabbiosa, porosa, geologicamente calcarenitica come gran parte del litorale salentino, un territorio che assorbe e trattiene, che accumula e testimonia. Quella spiaggia è un archivio involontario, e i volontari di Plastic Free sono, in questo senso preciso, archeologi del presente: leggono gli strati del consumo umano, ne recuperano i residui, restituiscono alla coscienza collettiva ciò che la coscienza collettiva aveva preferito dimenticare. E bonificano. L’operazione intorno alla plastica, come conseguenza tangibile in questo antropocene disperato, si muove, con una visione culturalmente elaborata, grazie all’impulso che muove i volontari di Frigole: la convinzione che il territorio non sia uno sfondo neutro ma un soggetto storico, che la sua degradazione sia una perdita collettiva, che la sua cura sia un atto di civiltà prima ancora che di ecologia. Chi si presenterà il 26 aprile alle nove del mattino a Marina di Frigole non farà semplicemente raccolta differenziata. Farà, consapevolmente o no, politica della terra, difesa del paesaggio come patrimonio comune, testimonianza che la cura è possibile e che la possibilità della cura è già, di per sé, una forma di speranza. Il Mediterraneo può diventare altro dalla zuppa di plastica che è diventato, ma soltanto se ogni tratto di costa, ogni mattina di volontariato, ogni frammento di plastica raccolto da una mano paziente arrivi a diventare un tassello di una pratica condivisa, continua, irrinunciabile.

Per partecipare: ritrovo il 26 aprile 2026 ore 9:00 a Marina di Frigole, Via Carlo Bergamini 11 (Lecce). Referenti: Andrea Aloisi 331 5961086, Annaurora Pallara 388 8777645, Marilena Rizzo 327 6645428, Andrea De Mitry 331 6041219, Valentina Maria Bello 327 9453386.

Foto: Marta Bernardelli