A lezione di politica dalla Repubblica Romana del 1849: laboratorio dell’Italia contemporanea
21 Gennaio 2026Attualità – La Repubblica Romana del 1849 rappresenta uno dei momenti più alti e, al tempo stesso, più drammatici del Risorgimento italiano. Nata dalla crisi dello Stato pontificio e dall’ondata rivoluzionaria europea del 1848, essa fu un’esperienza breve ma densissima di significati politici, sociali e simbolici, che ancora oggi interroga la coscienza civile contemporanea.
Dopo la fuga di papa Pio IX a Gaeta, Roma divenne il centro di un esperimento repubblicano guidato da figure come Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi. La Repubblica si fondò su principi di sovranità popolare, laicità dello Stato, uguaglianza civile e diritti fondamentali, sanciti da una Costituzione avanzatissima per l’epoca. In essa si affermava che la religione non dovesse più essere strumento di potere politico, ma scelta libera dei cittadini: un’affermazione che anticipava temi centrali della modernità democratica.
Dal punto di vista storiografico, la Repubblica Romana è stata a lungo letta come un episodio velleitario, schiacciato dall’intervento militare francese e dalle contraddizioni interne del movimento democratico. Studi più recenti, tuttavia, ne hanno rivalutato il carattere di “laboratorio politico”, in cui furono sperimentate pratiche di cittadinanza attiva, partecipazione popolare e responsabilità istituzionale. L’organizzazione della difesa, l’abolizione della pena di morte, l’attenzione alle politiche sociali e all’istruzione mostrano una concezione dello Stato orientata al bene comune.
Il fallimento militare della Repubblica, travolta dalle truppe di Luigi Napoleone Bonaparte, evidenzia però uno dei nodi centrali della politica contemporanea: la fragilità delle esperienze democratiche quando non sono sostenute da un equilibrio internazionale favorevole. La Repubblica Romana insegna che i principi, per quanto alti, devono confrontarsi con i rapporti di forza globali, una lezione ancora attuale in un mondo segnato da conflitti e interferenze esterne.
Agli occhi dei contemporanei, quell’esperienza lascia almeno tre insegnamenti fondamentali. Il primo riguarda il valore della legalità costituzionale: la Repubblica cercò di costruire uno Stato di diritto in un contesto ostile, dimostrando che la democrazia non nasce spontaneamente, ma richiede istituzioni solide e consenso diffuso. Il secondo è l’importanza dell’impegno civico: la partecipazione dei cittadini romani, uomini e donne, mostra come la politica possa essere uno spazio di responsabilità collettiva. Infine, la Repubblica Romana ricorda che la libertà non è mai definitiva, ma va difesa e rinnovata nel tempo.
In un’epoca segnata dalla crisi della rappresentanza e dalla disaffezione politica, il 1849 romano continua a parlare al presente: non come mito consolatorio, ma come esperienza concreta di speranza e attivo coraggio civile.
L’Italia odierna, lacerata dalla disaffezione alla cosa pubblica e da un dilagante astensionismo assolutamente giustificato dalla profonda, delittuosa inettitudine socio – politico – militare degli attuali, opposti schieramenti di destra e sinistra – in realtà accomunati esclusivamente da fini di sfruttamento dei fattori emozionali e sofferenti di milioni di persone illuse – dovrebbe far emergere dalle piazze di un paese perennemente illuso e tradito da tali schieramenti, la forza di una nuova forza politica popolare che germogli vigorosamente da quelle piazzaforti che, oggi, ancora ascoltano molti traditori del popolo italiano. In realtà, tali masse illuse sono solo una minoranza, ma pur sempre determinante a creare governi che via via si mutano in “dittature della minoranza”. Basta considerare l’etimologia latina del verbo illudere: in latino, “illudere” (verbo) deriva da in- + ludĕre (“giocare”, “scherzare”) e significa ingannare, deridere, prendersi gioco di qualcuno, farlo sperare invano, o trattare male, usando l’inganno come un gioco. Nel caso de quo, l’illusione da parte degli odierni politicanti d’Italia si mescola vilmente con le speranze di progresso di tutti quegli italiani che pur di continuare a farsi “gabbare”, non decidono di disertare le urne elettorali, chiuse in un virile ma silenzioso sprezzo verso le èlite parassitarie dei palazzi romani.
Dott. Yari Lepre Marrani
Sono Yari Lepre Marrani, saggista, giornalista culturale e scrittore. Su l’Avanti! curo una rubrica di carattere storico, e sono redattore del Centro Studi Machiavelli e di Notizie Geopolitiche. Sono anche un poeta: da settembre 2023 tra i poeti contemporanei di WikiPoesia(https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani) e la mia ultima silloge poetica, I canti di un pellegrino, è uscita a dicembre 2024 ed è stata candidata al Premio Strega Poesia 2025. La silloge poetica ha avuto anche numerosi positivi giudizi critici da diversi quotidiani come l’Unione Sarda.(https://www.unionesarda.it/cultura/i-canti-di-un-pellegrino-errante-per-il-mondo-ege282op).
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