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30 Luglio 2019 0

Serena Mollicone, per l’omicidio di Arce la procura di Cassino chiede il rinvio a giudizio per i Mottola, Quatrale e Suprano

Di Ermanno Amedei
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CASSINO – Il dato è tratto e la procura di Cassino ha fatto la sua mossa avanzando al Gup del tribunale di piazza Labriola la richiesta di rinvio a Giudizio. Se la struttura accusatoria ricostruita in anni di indagini reggerà, a vent’anni dall’omicidio di Serena Mollicone si istituirà a Cassino un processo a carico del suo presunto assassino e di coloro che lo aiutarono ad occultare il cadavere.

Gli indagati per i quali si chiede il processo sono il maresciallo Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco ed il maresciallo Vincenzo Quatrale, per il reato di concorso nell’omicidio di Serena Mollicone; per il solo Quatrale, per il reato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi; per l’appuntato Francesco Suprano, per il reato di favoreggiamento.

“Dall’anno 2006, – si legge nella nota della procura di Cassino firmata dal procuratore capo Luciano D’Emmanuele – data dell’assoluzione definitiva di Carmine Belli, sono riprese le indagini sull’omicidio di Serena Mollicone; nell’anno 2011 il procedimento è stato iscritto a carico dei Mottola ed altri soggetti, le posizioni di questi ultimi poi archiviate dal GIP, mentre per i Mottola proseguivano le indagini. Furono svolti accertamenti prevalentemente tecnici, sia di tipo genetico/biologico, dattiloscopico ed in materia botanica, comprensivi di comparazione tra i profili genetici di centinaia di persone, ma, per mancanza di prove certe, questo ufficio provvide, in data 18.02.15, a richiedere l’archiviazione del procedimento”.

Se quell’archiviazione fosse stata accolta dal Gup, il caso sarebbe stato definitivamente chiuso. Ma le cose andarono diversamente.

“In seguito all’atto di opposizione dei familiari della vittima – continua la nota della procura cassinate – il Gup del Tribunale di Cassino, Angelo Valeria Lanna, ha disposto, in data 13.01.16, il proseguimento delle indagini, indicando quale tema di approfondimento l’ipotesi investigativa dell’evento omicidiario all’interno della stazione dei carabinieri di Arce.

Grazie alla rivisitazione approfondita e sistematica di tutti gli atti procedimentali, svolta con la collaborazione del Comando Provinciale dei carabinieri di Frosinone, alla riesumazione del cadavere e all’applicazione di tecniche all’avanguardia, sia ad opera della professoressa Cristina Cattaneo, del LABANOF dell’Istituto di Medicina legale di Milano che del RIS dei Carabinieri di Roma, questo ufficio ritiene di aver provato che Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce, con una spinta contro una porta, data la riscontrata perfetta compatibilità tra le lesioni riportate dalla vittima e la rottura di una porta collocata in caserma; parimenti è stata accertata la perfetta compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della suddetta porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma.

In tal modo, per la prima volta, hanno trovato riscontri oggettivi le dichiarazioni rese in data 28.03.2008 e 9.04.2008 dal brigadiere Santino Tuzi, nel 2001 in servizio ad Arce, il quale affermò di aver visto, la mattina del 1° giugno 2001, Serena Mollicone entrare in caserma e di non averla più vista uscire.

In seguito alla richiesta di nuove verifiche da parte dei familiari del brigadiere Tuzi, è stata disposta nel maggio 2016 la riapertura delle indagini relative alla sua morte, con nuovi accertamenti che hanno evidenziato che il suo suicidio è in stretta relazione con le sue rivelazioni sull’omicidio Mollicone rese pochissimi giorni prima; è stata trascritta per la prima volta una conversazione ambientale nella quale il maresciallo Quatrale, presente con lui in caserma la mattina del l° giugno 2001, lo invitava esplicitamente a ritrattare le precedenti dichiarazioni.

Durante i nuovi accertamenti si è proceduto all’ascolto di 118 testi, molti dei quali ponderatamente scelti tra i 1137 più volte già sentiti nel corso dei 18 anni di indagine; sono state effettuate rogatorie in Francia, Polonia e Stato del Vaticano.

Pertanto – conclude la nota della Procura di Cassino – si ritiene che le prove scientifiche, insieme con le prove dichiarative, consentano di sostenere con fiducia l’accusa in giudizio”.

9 Ottobre 2018 0

Lo sfogo di Guglielmo Mollicone sulla copertina di Cronaca Vera

Di Ermanno Amedei

ARCE – Gli omicidi di Emanuele Morganti di Alatri e Serena Mollicone di Arce sono tra i fatti di cronaca più eclatanti e dolorosi avvenuti nella provincia di Frosinone.

Il settimanale nazionale Cronaca Vera ne sta dando ampio spazio sulle proprie pagine. La settimana scorsa il giornale diretto da Giuseppe Biselli ha dedicato la copertina allo sfogo della madre del 20enne ucciso ad Alatri. Questa settimana l’ha dedicata invece a Guglielmo Mollicone che, nei giorni in cui sono emerse sostanziali novità nell’indagine sulla morte della figlia Serena, ha fatto appello a due degli indagati perché raccontino ciò che sanno.

Papà Guglielmo ha sempre sostenuto il coinvolgimento di alcuni carabinieri in servizio ad all’epoca dei fatti ad Arce nell’omicidio della figlia; il tempo, la sua caparbietà, e finalmente anche la giustizia, sembra che stiano per dargli ragione. 

4 Ottobre 2018 0

Serena Mollicone, mai così vicini alla verità. Papà Guglielmo ai due carabinieri indagati: “Raccontino ciò che sanno”

Di Ermanno Amedei

ARCE – Appena qualche anno fa sembrava un caso ormai da archiviare. Una verità inghiottiva dal buco nero dei depistaggi, delle bugie e dall’omertà. Quando anche la procura di Cassino sembrava essersi arresa chiedendo al gip l’archiviazione del caso, l’assassino di Serena Mollicone era vicino all’averla fatta franca.

La testardaggine di un padre, del suo avvocato e di pochissimi altri, convinsero il Gip nel gennaio 2016 a rigettare la richiesta di archiviazione disponendo nuove indagini di polizia scientifica.

Quello è stato il momento focale di una dolorosa vicenda. Una decisione diversa avrebbe gettato la pietra tombale sulla morte della studentessa di Arce.

Mai, come oggi, la verità sembra essere vicina, quasi palpabile. Tre colonne reggono un castello accusatorio che vede indagate cinque persone: tre per omicidio volontario e occultamento di cadavere, il maresciallo Franco Mottola, ex comandante della stazione carabinieri di Arce, il figlio Marco e la moglie Anna; il luogotenente Vincenzo Quatrale per concorso morale nell’omicidio e l’appuntato Francesco Suprano per favoreggiamento.

Delle tre colonne due sono costituite da indagini di polizia scientifica. Una è stata raccolta riesumando dopo 16 anni il corpo di Serena sottoponendolo nuovamente ad una autopsia grazie alla quale è emersa la compatibilità della ferita all’arcata sopraciliare con la scalfitura ritrovata sulla porta dell’alloggio dei Mottola. Porta contro cui, secondo gli investigatori, Serena sarebbe stata scaraventata durante un furibondo pestaggio.

La seconda è emersa in questi giorni e riguarderebbe il nastro adesivo utilizzato per immobilizzare il corpo di serena assicurandole sulla testa una busta di plastica. Sulla colla di quel nastro gli esperti del Ris avrebbero trovato microtracce della vernice, o della vernice del tutto simile a quella che ricopre il locale caldaia di casa Mottola. Non solo, ma anche microscopiche schegge di legno compatibili con il legno di cui è composta la porta incriminata. Due importanti tasselli dell’indagine che danno ancora più spessore alla terza colonna dell’accusa, costituita dalla testimonianza rilasciata dal brigadiere Santino Tuzi alcuni giorni prima che morisse suicida. Una morte su cui ancora si indaga e su cui aleggia il sospetto quantomeno di una istigazione al suicidio. Santino Tuzi, dopo 8 anni di silenzio, raccontò che la mattina del primo giugno, quando Serena scomparve, lui era di piantone in caserma ad Arce e la autorizzò ad entrare per raggiungere l’alloggio dei Mottola. Quando finì il turno, la ragazza ancora non era scesa e quindi non la vide più. Le telecamere non funzionavano o mancavano le registrazioni, quindi manca una prova oggettiva del racconto del brigadiere. Racconto che gli indagati smentiscono sostenendo che Serena non era mai andata a casa loro. Le risultanze delle indagini di polizia scientifica, quindi, sostengono il raccontato da Tuzi.

Quelle riportate, però, sono solo indiscrezioni. L’impressione è che la Procura di Cassino abbia nei suoi fascicoli molti altri elementi per i quali, la rosa degli indagati potrebbe allargarsi anche a chi ha occultato il corpo della ragazza.

Ma Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, spera ancora nella peso insostenibile della coscienza di chi sa e non parla.

“Serena, quella mattina, è stata selvaggiamente picchiata. Si è difesa, avrà urlato e non è possibile che Quatrale e Suprano, gli altri due carabinieri presenti nella caserma non l’abbiano sentita. Come fanno ancora a tacere? Recuperino parte di quella dignità persa e aiutino a fare chiarezza sulla morte di una ragazza di 18 anni”.

Ermanno Amedei

10 Gennaio 2018 0

Serena Mollicone, nuovi esami del Ris sul nastro adesivo

Di Ermanno Amedei

ARCE – Nuovi esami dei carabinieri del Ris per il caso Mollicone. L’incarico è stato conferito ieri dalla procura della Repubblica di Cassino agli esperti della polizia scientifica e il quesito riguarderebbe alcuni reperti tra i quali il nastro adesivo utilizzato per immobilizzare il corpo di Serena, la 18enne di Arce uccisa nel giugno del 2001, il cui corpo venne ritrovato nel bosco dell’Anitrella.

L’ipotesi investigativa è che la ragazza sia stata colpita nella caserma dei carabinieri di Arce nell’alloggio o in prossimità dell’alloggio dell’allora comandante di Stazione. Indagati per il delitto sono, oltre al maresciallo, al figlio e alla moglie, altri due carabinieri.

A quanto si apprende, i Ris sono chiamati nuovamente ad esaminare alcuni reperti ma in particolare i pezzi di nastro adesivo utilizzato per immobilizzare il corpo della ragazza prima che il suo o i suoi assassini se ne disfacessero.

13 Dicembre 2017 0

Omicidio Mollicone, (ri)spunta il quinto indagato

Di felice pensabene

Cassino – Quinto indagato nell’indagine svolta dai carabinieri per la morte di Serena Mollicone. È un altro carabiniere in servizio presso la caserma di Arce nel giugno del 2001 quando venne uccisa la studentessa 18enne. Il militare, oggi in servizio in una compagnia carabinieri a nord di Roma, era già finito nel registro degli indagati, qualche anno fa, sempre per l’omicidio della 18enne ma poi la sua posizione venne archiviata. Oggi risultano indagati il maresciallo all’epoca comandante della stazione, il figlio e la moglie. La settimana scorsa è stato indagato anche un carabiniere in servizio a Cassino ed oggi il quinto indagato.

7 Dicembre 2017 0

Omicidio Mollicone, indagato altro carabiniere per l’uccisione di Serena

Di Ermanno Amedei

ARCE – Quarto indagato per l’omicidio Serena Mollicone. Si tratta di un carabiniere in servizio nella caserma di Arce nel 2001, quando la studentessa 18enne venne uccisa e il suo corpo venne fatto ritrovare legato e imbavagliato nel bosco dell’Anitrella.

Il militare, indagato per concorso in Omicidio, è stato ascoltato questa mattina in procura a Cassino, e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Al momento presta servizio a Cassino, ma si sta valutando la sua sospensione dal servizio.

Gli altri indagati sono il maresciallo al comando della Caserma di Arce nel 2001, il figlio e la moglie.

Ermanno Amedei

7 Novembre 2017 0

Omicidio Mollicone, secondo consulenza Serena può aver sbattuto in caserma

Di Ermanno Amedei

ARCE – La ferita sul cranio di Serena Mollicone potrebbe essere compatibile con il segno ritrovato dagli inquirenti sulla porta all’interno della caserma dei carabinieri di Arce. E’ quanto contenuto nella relazione realizzata dal consulente incaricato dalla Procura della Repubblica di Cassino che indaga sulla morte della 18enne di Arce. La ragazza venne ritrovata cadavere nel bosco dell’Anitrella nel giugno del 2001. ad oggi risultano iscritti nel registro degli indagati Franco Mottola, maresciallo dei carabinieri, allora comandante della stazione di Arce, il figlio e la moglie. L’ipotesi investigativa è quella che la ragazza fosse presente in casa dei Mottola, un alloggio nella struttura che ospita la caserma, poco prima della sua scomparsa. I Ris che più volte hanno ispezionato l’alloggio si sono soffermati su quel segno di rottura della porta ipotizzando che potesse essere quello il punto sbattendo contro cui la ragazza possa essersi procurata la ferita allo zigomo. Una ipotesi che la relazione odierna in mano alla procura e agli avvocati delle parti, avvalora considerandola attendibile ma non certa. Il corpo di Serena riesumato nel 2016, resta a Milano ancora a disposizione degli inquirenti. Un altro tassello, quindi, per tentare di svelare il mistero che ormai regge da 18 anni.

Ermanno Amedei