Il primo Te Deum del padre abate di Montecassino dopo la malattia

2 gennaio 2013 0 Di redazione

Questo il Te Deum pronunciato dal Padre Abate di Montecassino, don Pietro Vittorelli, il 31 dicembre. Il primo dopo il suio ritorno in abbazia e dopo la lunga malattia che gli ha tristemente caratterizzato il 2012.
“Carissimi FRATELLI E SORELLE, essere insieme in questo fine anno 2012 per il RINGRAZIAMENTO A DIO dei doni che ci ha fatto, E’ GIÀ UN DONO…. Abbiamo davvero tanti motivi per cantare il nostro Te Deum… ognuno conosce quelli più profondi e veri del proprio cuore, ma vogliamo farlo coralmente come Chiesa, come famiglia di Dio per dare forza al nostro GRAZIE.
Il primo, più grande grazie vogliamo dirlo perché ci è stato dato un Salvatore, perché Dio non ha disdegnato di farsi uomo, bambino inerme e debole per farsi compagnia all’uomo nelle sue situazioni contingenti.
In una situazione mondiale di disagio esistenziale, in cui sembra si sia perso il senso del vivere, il significato della convivenza, dove ognuno machiavellicamente vede solo il suo interesse personale, sapere che un Dio che ci ama gratuitamente e che è venuto a salvarci dal non senso e dalla disperazione perché ha riempito il tempo di significato, non solo ci consola, ma ci dà speranza, la speranza cristiana.
È un grazie che non finiremo mai di esprimere e vogliamo farlo con le parole della Benedizione: ti benedico Dio, Padre del cielo e della terra, perché ci hai dato il Figlio tuo primogenito, il Signore Gesù Salvatore.
Ma alla fine di un anno tra consuntivi, bilanci e preventivi si fa evidente lo scorrere del tempo… “è già passato un anno” diciamo….
Ecco miei cari… voglio fare con voi una breve riflessione sul TEMPO.
Il tempo, vedete, è una categoria umana… per Dio non esiste il tempo, esiste l’eterno, un concetto che ci sfugge perché il rapporto è sempre con il contingente. Tuttavia per noi credenti la nostra è storia di salvezza che si svolge in un tempo preciso, ha un inizio ed una fine ed è sempre historia salutis, storia di salvezza: scaturisce dall’incontro tra Dio e l’uomo, tra il temporale e l’eterno.
Che cosa è il TEMPORALE ? È tutto ciò che fa la nostra storia personale per cui noi siamo questo e non quello, ma soprattutto sono le relazioni che costruiamo nel tempo tra cui c’è la relazione con Dio.
Il tempo dell’uomo è nelle mani di Dio: “nelle tue mani, Signore, sono i miei tempi” (Sal 31,16); per questo sale da lui la preghiera: “insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore” (Sal 90,12).
Dio si mostra come provvidenza, predisponendo ogni cosa a suo tempo per il bene dell’uomo, e che di conseguenza è prerogativa dell’uomo saggio l’accorgersi di tutto questo (Sir 39,16.33-34).
Il tempo come dono per giungere alla sapienza del cuore!
Oh sì, il mondo sarebbe un po’ diverso!
Ma questo tempo è minacciato dal cuore dell’uomo che ha perso Dio nell’orizzonte della sua vita, o che volontariamente lo ha tolto, lo ha cancellato e vive relazioni egoiste, peccato, inganno, sopraffazione, violenza, guerra.
Quest’anno abbiamo assistito all’abbrutimento di tutti questi aspetti: guerre fratricide (Siria, Egitto, sud Sudan, Nigeria) per nominare quelle che fanno notizia.
Ma guardiamo alle guerre più vicine, alla situazione della nostra Italia dilaniata da egoismi, sopraffazioni, corruzioni.
Non ci sono soluzioni senza rispetto dell’uomo, senza rispetto dei valori fondamentali che regolano ogni vera relazione.
E l’ETERNO, che cosa sarà mai? Dice un autore: l’eternità non è definibile senza ricorrere al tempo, l’eternità ama le opere del tempo, è un segmento del tempo ed è definita da ciò che nel tempo si realizza.
Ecco, intessiamo la nostra vita in questo tempo che ci è dato di azioni di eternità e l’eternità è già in mezzo a noi.
È il mio augurio per ognuno di voi presente, per tutte le vostre famiglie, perché in questo tempo di recessione e di crisi provocata dall’egoismo di pochi, non perdiamo la speranza… il Signore non abbandona. “Tutti noi stiamo sul ciglio di una strada ma qualcuno alza gli occhi verso le stelle” (Oscar Wilde).
Solo lui è venuto a salvarci. Coltiviamo pensieri di pace, di benevolenza, di rispetto e il Signore benedirà il nostro tempo che ne ha tanto bisogno. E diciamo insieme con fiducia e con fede: PROCEDAMUS”.