Dario Metrangolo, la scuola e il paese

Dario Metrangolo, la scuola e il paese

4 Maggio 2026 0 Di Dante Sacco

Candidato consigliere nella lista Orizzonte Comune a sostegno di Anna Solazzo

Dario, hai lavorato per anni come operatore ecologico di notte per le strade di Arnesano mentre studiavi Lettere. Come quella doppia fatica ti ha condotto, quasi vent’anni dopo, a candidarti al consiglio comunale?

Quelle ore notturne mi hanno dato qualcosa che nessun aula universitaria avrebbe potuto darmi: la conoscenza concreta del paese. Arnesano addormentata, nel silenzio che precede l’alba, ha un’anima discreta che pochissimi vedono. Ogni strada, ogni angolo, ogni incontro all’alba era un frammento di comunità reale, non astratta, non da programma elettorale. Da lì è nata la convinzione di restare e, col tempo, la voglia di prendersi cura di questo luogo anche attraverso l’impegno civico. La candidatura con Orizzonte Comune è il punto di arrivo naturale di un percorso lungo, fatto di ascolto.

Hai trascorso anni lontano da Arnesano per inseguire la cattedra, durante il Covid, lontano dalla famiglia. Cosa hai portato a casa con te, oltre al ruolo?

Ho portato a casa la certezza del valore di ciò che avevo lasciato. La distanza non indebolisce l’appartenenza, la chiarisce, la definisce. Ogni giorno trascorso altrove rafforzava il desiderio di tornare, non per nostalgia, ma per scelta consapevole. Arnesano non è il posto in cui sono nato per caso: è il posto che ho scelto di abitare da adulto, sapendo cosa significa rinunciarci. E oggi questa certezza è la ragione più solida per cui mi candido: non per ambizione personale, ma perché chi ha fatto questa scelta deve anche assumersi la responsabilità di contribuire.

Sei stato tra i fondatori della Protezione Civile di Arnesano. Cosa ha significato per te, concretamente, essere uno di quelli che si alzano quando gli altri dormono?

Significa imparare che il servizio non è un gesto eroico: è una forma di attenzione sostenuta nel tempo. Nella Protezione Civile ho imparato la gestione delle emergenze, le tecniche di primo soccorso, la prevenzione del rischio. Ma soprattutto ho imparato a essere presente nei momenti in cui c’è più bisogno, penso alle ondate di caldo, agli anziani più fragili che in certi momenti non hanno nessuno. Quella cura concreta, fatta di gesti piccoli e necessari, è la stessa che vorrei portare nel consiglio comunale: non visibilità, ma presenza.

Insegni Lettere in una scuola secondaria di secondo grado. Come immagini il rapporto tra l’Istituto Comprensivo di Arnesano e la vita pubblica del paese?

La scuola è già al centro della comunità, il problema è che spesso non lo sa, o non le viene riconosciuto. Vorrei che l’Istituto Comprensivo diventasse protagonista attivo della vita cittadina: attraverso laboratori, eventi culturali, percorsi educativi che parlino davvero del territorio in cui i ragazzi crescono. La storia locale, il paesaggio, le tradizioni, le sfide del presente: tutto questo può entrare in aula e uscirne trasformato in progetto condiviso. Una scuola che dialoga con il suo paese forma cittadini, non solo studenti.

Hai parlato di rafforzare i rapporti con i centri di ricerca e con l’università. Come si traduce in pratica, per un comune di tremila abitanti, un’ambizione del genere?

Non si tratta di costruire un campus, ma di aprire canali. Arnesano è a pochi chilometri dall’Università del Salento: questa vicinanza geografica non si è ancora tradotta in vicinanza culturale e progettuale. Penso a convenzioni, tirocini, ricerche sul territorio, iniziative che portino studenti e ricercatori a confrontarsi con realtà locali concrete. Per i giovani di Arnesano, poter lavorare a un progetto universitario restando nel proprio paese è un’opportunità di radicamento, non di chiusura. La cultura genera opportunità solo quando smette di essere ornamento e diventa strumento.

Hai indicato la biblioteca e il Palazzo Marchesale come luoghi da trasformare in centri culturali vivi. Cosa manca oggi, e cosa vorresti che ci fosse tra cinque anni?

Manca la continuità. Ci sono iniziative belle, ma episodiche. Un centro culturale vivo non è un posto dove si organizzano eventi: è un posto in cui la comunità si riconosce, torna, porta i propri figli. Vorrei che tra cinque anni il Palazzo Marchesale fosse uno spazio aperto, programmato, capace di ospitare incontri, presentazioni, attività artistiche,  non come eccezione, ma come abitudine. La biblioteca deve smettere di essere un servizio passivo e diventare un luogo di produzione culturale. L’arte, il teatro, la bellezza non sono lussi: sono la forma più concreta di investimento sulla qualità della vita di una comunità.

Hai detto che credi in una politica in cui non contino le conoscenze o i favori, ma le idee e l’impegno. È una frase che si sente spesso. Cosa la rende credibile, nel tuo caso?

La rende credibile il percorso, non le parole. Ho lavorato come operatore ecologico per nove anni, ho fondato una associazione di volontariato, ho inseguito la cattedra per anni lontano da casa senza scorciatoie. In nessuno di questi passaggi ho chiesto favori,  ho chiesto tempo e ho lavorato. Orizzonte Comune non è una lista nata da accordi di palazzo: è una lista nata da un’idea di paese, costruita da persone che si conoscono da anni e che condividono valori prima ancora che obiettivi. È questa coerenza tra il modo in cui viviamo e il modo in cui vogliamo amministrare che rende la proposta credibile. Almeno, è quello che i cittadini sono chiamati a giudicare il 24 e 25 maggio.