Io voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho

Io voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho

28 Aprile 2026 0 Di Dante Sacco

Conversazione con Cecilia Attanasio, candidata al Consiglio Comunale di Arnesano, Lista Orizzonte Comune per Anna Solazzo Sindaca. La incontriamo in un pomeriggio di aprile, in quella luce laterale che il Salento sa dare soltanto alle ore in cui il tempo sembra sospendersi fra il fare e il riflettere. Cecilia Attanasio ha ventisette anni, una laurea in Giurisprudenza, un passato nel Servizio Civile al Comune di Arnesano, e una certezza che non ha l’arroganza della certezza: che stare fermi, oggi, non sia più un’opzione.

Cecilia, lei cita Ligabue come cifra del suo impegno: «Io voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho». È una dichiarazione poetica, ma anche politicamente molto precisa. Cosa significa per lei, concretamente, quella altezza?

Significa che non mi accontento di amministrare l’esistente. Significa che ogni scelta di governo locale, un marciapiede rifatto, un servizio scolastico riorganizzato, un bene culturale restituito alla comunità,  deve rispondere a una domanda più grande: a quale idea di convivenza ci stiamo impegnando? Il sogno non è velleitarismo, è bussola. È la differenza fra chi gestisce e chi costruisce.

Lei ha studiato Giurisprudenza. Come dialoga quella formazione con il terreno concreto della politica locale, che spesso è fatto di piccoli conflitti, di burocrazia, di resistenze?

Il diritto mi ha insegnato che le regole non sono mai neutre: ogni norma sedimenta una scelta valoriale, porta dentro di sé una visione del mondo. Quando mi trovo davanti a un regolamento comunale, a un atto amministrativo, a una delibera, non vedo solo tecnica: vedo il punto di caduta di una gerarchia di interessi. La Giurisprudenza mi ha dato gli strumenti per smontare quella gerarchia, per chiedermi: a chi serve? Chi protegge? Chi esclude? Questo è esattamente il lavoro che voglio fare in consiglio comunale.

I tre pilastri della sua visione politica, partecipazione attiva, tutela dei più deboli, pari opportunità, sono principi che ritroviamo in ogni programma elettorale. Come si traducono, qui, ad Arnesano, in qualcosa di non generico?

La partecipazione non è una riunione pubblica ogni sei mesi: è un metodo permanente, un’infrastruttura relazionale che il Comune deve costruire e manutenere. I più deboli, ad Arnesano, hanno volti precisi: gli anziani soli, i giovani senza prospettive che partono e non tornano, le famiglie che fanno fatica silenziosa. Le pari opportunità non sono uno slogan: sono tariffe differenziate, orari compatibili con la cura, spazi pubblici accessibili, una presenza femminile nella governance che non sia decorativa. Ogni pilastro ha un indirizzo, un numero civico, un nome.

Lei ha svolto il Servizio Civile proprio al Comune di Arnesano. Cosa ha visto, dentro quella macchina amministrativa, che l’ha convinta che valesse la pena entrarci, questa volta da eletta?

Ho visto la fatica quotidiana di chi lavora con risorse insufficienti e procedure lente. Ho visto la buona volontà schiacciata sotto il peso di un sistema che non premia l’innovazione. Ma ho visto anche le possibilità: le relazioni umane che resistono, la conoscenza capillare del territorio che i dipendenti comunali portano dentro di sé come un archivio vivente. Ho capito che cambiare non richiede di distruggere quella macchina, ma di darle una direzione più giusta e una dotazione più adeguata. Si cambia dall’interno. Sempre.

Parliamo di Anna Solazzo. Lei dice di averne osservato l’operato con stima negli anni. Cosa l’ha colpita di più, in lei, come potenziale guida di questa comunità?

La coerenza fra ciò che dice e ciò che fa. In politica è una rarità che spaventa, perché non lascia alibi. Anna non gestisce l’immagine: costruisce relazioni. E la squadra che ha saputo riunire attorno a sé ne è la prova più eloquente: persone che vengono da storie diverse, da competenze diverse, ma che condividono una stessa idea di responsabilità civica. Non è una lista messa insieme per coprire le caselle: è un progetto collettivo, con una spina dorsale valoriale riconoscibile.

Veniamo a una dimensione più ampia. Il mondo in cui amministrerà questo piccolo comune salentino è attraversato da fratture geopolitiche profonde: la guerra in Ucraina, le tensioni nel Mediterraneo, i dazi e le guerre commerciali che ridisegnano le filiere produttive globali. Un consigliere comunale di Arnesano deve porsi queste domande?

Non solo deve: non può non farlo. Arnesano non è un’isola. L’olivo che cresce nei nostri campi, e che è la spina dorsale identitaria di questo territorio, prima ancora che economica, subisce le conseguenze di politiche agrarie europee che nascono a Bruxelles, di accordi commerciali con il Nordafrica e con la Turchia, di crisi fitosanitarie come la Xylella che hanno una dimensione transnazionale. Il turismo che potrebbe alimentare l’economia locale dipende da flussi che si muovono in risposta a scenari geopolitici: la guerra in Medioriente ha ridisegnato le rotte del turismo mediterraneo, e noi dobbiamo essere capaci di leggere queste dinamiche per posizionarci intelligentemente.

Ma c’è di più. Viviamo in un’epoca in cui i diritti che pensavamo acquisiti, il diritto alla salute, alla casa, alla mobilità, alla sicurezza, vengono rimessi in discussione da spinte autoritarie che non sono lontane: sono già dentro le nostre istituzioni democratiche, dentro le nostre città. Fare politica locale oggi significa anche presidiare quei diritti contro l’erosione silenziosa che viene dall’alto.

La crisi climatica, la transizione energetica, l’emergenza idrica: sono questioni che i comuni del Mezzogiorno stanno affrontando con strumenti spesso inadeguati. Come si colloca Arnesano in questo quadro?

Il Salento è già un laboratorio involontario della crisi climatica: le estati che cambiano, la falda che si abbassa, i venti che portano la sabbia dal Sahara sempre più spesso. Arnesano non può affrontare tutto questo da sola, ma può fare la sua parte: politiche energetiche comunali orientate alle rinnovabili, gestione del verde pubblico come risposta al calore urbano, scelte urbanistiche che non consumino nuovo suolo. Sono scelte che si fanno a livello locale ma che si iscrivono dentro un quadro normativo europeo, il Green Deal, la direttiva sull’efficienza energetica degli edifici, che un amministratore competente non può ignorare. La transizione ecologica non è un lusso da rimandare: è una condizione di sopravvivenza delle comunità rurali del Mediterraneo.

Lei lavora come consulente assicurativa. Questo lavoro, così vicino alla gestione del rischio, le ha dato una lettura particolare della fragilità sociale?

Sì. Ogni giorno incontro persone che si confrontano con la possibilità della perdita: la malattia, l’incidente, la casa, il futuro dei figli. Ho imparato che la fragilità non è un’eccezione: è la condizione normale della vita, che le istituzioni devono riconoscere e accompagnare, non ignorare o punire. Una comunità che sa prendersi cura delle sue fragilità è una comunità più forte, non più debole. È un principio assicurativo, ma anche profondamente politico.

«Lamentarsi senza mettersi in gioco in prima persona ha poco significato», scrive nel suo testo di presentazione. È una frase che ha il sapore di una risposta a qualcuno — o a qualcosa. A chi parla?

Parla a una cultura diffusa che preferisce il commento all’azione, la critica alla proposta, il distacco all’appartenenza. Non è un giudizio morale: capisco la stanchezza, la sfiducia, la delusione di chi ha creduto e si è sentito tradire. Ma credo che quella stanchezza non possa essere l’ultima parola. Chi sta fermo non sbaglia mai, ha ragione: ma non cambia niente. Io preferisco rischiare l’errore. Preferisco sbagliare in movimento.

Il 24 e il 25 maggio, Arnesano vota. A chi si rivolge, in questo momento, come ultima cosa?

A chi non è sicuro che valga la pena andare. A chi pensa che il voto locale non cambi nulla. Vorrei dirgli che la prossimità è la forma più alta di democrazia: le scelte che si prendono qui, a pochi metri da casa, sono quelle che toccano la vita reale ogni giorno. La scuola, la strada, il parco, il servizio per gli anziani, la biblioteca. Non c’è niente di piccolo in questo. E non c’è niente di più grande che decidere insieme, come comunità, la direzione in cui andare.

Ci mettiamo il cuore, le idee e il tempo. Il resto lo deciderà Arnesano.

Cecilia Attanasio, nata a Lecce il 20 dicembre 1998, laureata in Giurisprudenza, ex volontaria del Servizio Civile presso il Comune di Arnesano, consulente assicurativa. Candidata al Consiglio Comunale di Arnesano nella lista Orizzonte Comune, a sostegno della candidatura a Sindaca di Anna Solazzo.