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13 Maggio 2019 0

Tentata rapina alle opere di Cataldi al villaggio olimpico

Di redazionecassino1
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E’ questo il titolo di una cronaca apparsa sul Fatto Quotidiano dell’11 scorso  dove si legge che

nei giorni precedenti una squadra di operai munita di tutti gli attrezzi e mezzi necessari si è riversata nel Villaggio Olimpico di Roma dove dislocate  nell’ambiente si levano quattro sculture maestose di Amleto Cataldi, lo scultore di Roma, ciociaro di Castrocielo, che illustrano le varie specialità ginniche; la lotta, la corsa, il pugilato, il calcio. Ogni scultura in bronzo consta di due atleti, alti circa 3 metri e più, su basamenti alti in media metri 1,60, quindi una visione imponente. Tali sculture furono collocate nel 1927 per incarico di un celebre architetto dell’epoca, sulla sommità della facciata dello stadio Nazionale (oggi Flaminio) a quattordici metri da terra,  su dei piedistalli, liberi nell’aria dunque, in modo da essere visibili dal di fuori e dal di dentro. La documentazione cinematografica dell’epoca  illustra tale spettacolare e impressionante visione. Due anni dopo  il Duce in persona  inaugurò lo stadio.

In occasione dei giuochi olimpici del 1960, lo stadio fu abbattuto e sostituto da quello esistente, il Flaminio, a cura di altro celebre architetto e allo stesso tempo fu realizzato il Villaggio Olimpico per ospitare  gli atleti da tutto il mondo e il personale: i quattro gruppi giganteschi non ricevettero l’attenzione  di cui erano degni   -si trattava di opere fasciste!!!- e furono buttati giù in malo modo e poi dispersi nei depositi del Comune di Roma.

Nel corso degli anni, le abitazioni assegnate a nuovi titolari aventi diritto, iniziò a sorgere la esigenza di addobbare in qualche modo gli spazi e per iniziativa di qualche benpensante si addivenne alla decisone di rintracciare i gruppi di atleti del Cataldi. Dopo non pochi anni finalmente il Comune di Roma e la Sovrintendenza trovarono tempi e fondi per sistemare i quattro gruppi in quattro differenti vie  del Villaggio Olimpico su basamenti appositamente realizzati. Una signora del Nord che era solita frequentare  il villaggio olimpico in quanto vi abitava un suo congiunto, prese ad ammirare e ad amare quelle gigantesche figure librate in aria ancora sporche  e  ricoperte della patina del verderame e se ne fece promotrice della ripulitura e restauro e così avvenne. E esattamente dieci anni fa la signora poté assistere all’inizio del restauro del primo gruppo di atleti, quello dei lottatori a Via Unione Sovietica. La morte involò la gentile signora e l’opera di salvaguardia degli altri tre gruppi rimase incompiuta. Per fortuna il marito,  senatore della Repubblica, in omaggio e ossequio alla memoria e volontà della defunta congiunta, riprese l’opera  e diede incarico alla Sovrintendenza di procedere al restauro degli altri tre gruppi a proprie spese che, mi riferì, ammontarono a circa quarantacinquemila Euro.

Le sculture gigantesche del Villaggio Olimpico fanno immaginare effettivamente una personalità ed uno stile atipici dell’artista Cataldi: era il nuovo mondo e le nuove ideologie che bisognava ricreare e cioè i sentimenti di grandezza, di potenza, di ricchezza, anche di ostentazione e Amleto Cataldi, lo scultore di Roma, assolse pienamente a tale incombenza, come avvenne anche col grandioso monumento davanti al Comando Generale della Guardia di Finanza da lui realizzato, inaugurato l’anno dopo, nel 1930,  dal Re in persona.

E per riprendere la cronaca del Fatto Quotidiano tre giorni fa il CONI, in vista delle gare internazionali di tennis da tenere al Foro Italico la prossima estate e allo scopo di arricchire e rendere imponente ancora di più il contesto, aveva pensato bene di ricorrere alla maestosità degli atleti del Villagio Olimpico e così arbitrariamente e illecitamente, senza autorizzazioni né del Comune né della Sovrintendenza, aveva inviato questa squadra di operatori a semplicemente prelevare, indebitamente, quindi a ‘rapinare’, le maestose sculture del Villaggio Olimpico! Un gruppo di cittadini   -in mezzo alla morta gora vi è sempre fortunatamente quello sensibile e attento- ha approfondito il tema e costatato l’arbitrio e la insolenza e la cattiva volontà, sono corsi ai ripari e   evitato l’arbitrio e la manfrina.

    Michele Santulli

 

 

 

20 Luglio 2010 0

“La Danzatrice” o “Ninfa del Liri” del Cataldi in esposizione al palazzo della provincia

Di redazione

“La Danzatrice” o chiamata audacemente “La Ninfa del Liri” da un giornalista locale è ora in libera esposizione del pubblico ciociaro. Stiamo parlando della scultura di Amleto Cataldi, grande figlio della Terra di Ciociaria, vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, considerato dagli intenditori tra i grandi della scultura europea. Abbiamo già informato che la scultura è apparsa a New York l’anno scorso dopo essere stata immersa nel verde del giardino di una villa del Texas per settanta-ottantanni. Per la “Danzatrice” o “Ninfa del Liri” o “Ciociara dei Simbruini”, alta 2,36 m, in bronzo, posò una modella di Anticoli Corrado che più tardi diverrà moglie di Fausto Pirandello, l’artista pittore figlio del grande drammaturgo. Quresta sfolgorante fanciulla, dal corpo che la scultura rende e modula alla perfezione, nel 1915 per alcune settimane posò anche per Rodin che si trovava a Roma per realizzare il busto di Papa Benedetto XV. Il massimo scultore conosceva il corpo scultoreo della modella in quanto qualche anno prima, in una esposizione a Parigi, aveva già espresso il suo parere su questa opera presentata per la prima volta al giudizio della commissione da lui presieduta. Nella brochure a disposizione dei visitatori tutta la vicenda è ben ricordata. Ora sia la Presidenza dell’Amministrazione Provinciale e sia l’Assessore alla Cultura con raro entusiasmo si stanno adoperando a far conoscere e a far godere i cittadini della nostra provincia mettendo in esposizione la magnifica opera d’arte nell’atrio del Palazzo della Provincia, aperto a tutti. Senza dover avere necessità di ricorrere all’incenso, diciamo che è una delle prime volte negli annali di questa Amministrazione che i cittadini si rendono consapevoli che ci si preoccupa di provvedere al loro bene, senza contropartita, senza nulla pretendere, senza altro scopo che quello di gratificare e far godere. Un duplice, rarissimo, risultato: offrire in visione e alla gratificazione di tutti un’opera d’arte affiorata miracolosamente sul mercato antiquario e considerata tra i capolavori del Novecento europeo e allo stesso tempo iniziare ad occuparsi finalmente della rilevanza degli artisti ciociari a cavallo tra ottocento e novecento, apprezzati e ricercati in tutto il mondo ma ignorati quasi completamente nella loro Terra di origine. In effetti se si esclude la iniziativa su Filippo Balbi risalente ormai ad almeno venti anni addietro, da allora, a mio avviso, nulla e niente è stato fatto a vantaggio vero ed educativo e gratificante dlla comunità ciociara, se non manifestazioni sulle quali è meglio che sia la storia a pronunciarsi, spesso vere cattedrali nel deserto, costate migliaia e migliaia di Euro pubblici, a solo beneficio dei soliti noti. A questo proposito va anche portato a conoscenza che i menzionati amministratori della Provincia, considerato il valore intrinseco della scultura e altresì il suo valore artistico, sono stati così abili e intelligenti e anche disinteressati, da mettere a disposizione della comunità ciociara quest’opera di Amleto Cataldi senza spendere un soldo, se non le modestissime spese per gli inviti e le brochures. Quindi doppiamente da stimare. Il colore politico o partitico, mi si permetta la tirata, poco conta quando gli animi sono puri e disinteressati e volti veramente al bene pubblico, come questo episodio illustra. La esposizione della scultura è dal 30 p.v. nell’atrio eccellente del Palazzo della Provincia. Michele Santulli