LECCE. Gli incontri al tempo del Coronavirus

LECCE. Gli incontri al tempo del Coronavirus

26 Marzo 2020 Off Di Dante Sacco

Da sei mesi ho la possibilità di vivere in Salento e in questi giorni segnati dal Covid-19 sono intensi e opposti i pensieri. Un territorio unico, che rispecchia a pieno la grande eredità che il Mediterraneo ci ha donato; durante tutto l’anno animato da varie attività, dal turismo lento e favorevole alle  chiacchiere e racconti mirabili dei Salentini. Ma ora, come del resto in tutto il mondo, ogni località, è in silenzio. Paesi, quartieri e masserie registrano per lo più pochi e veloci e necessari passanti; così in luoghi dove, di solito, ascolti tante lingue ora si riscopre il rumore di fondo del salentino obbligato nelle proprie attività. Conosco il paese di Arnesano da poco più di dieci anni, l’ho visto euforico nei grandi momenti, ed ora lo ascolto preoccupato nella contrattempo della pandemia, ma comunque energico, vitale ed operoso. Nel silenzio di questi giorni la sua gente, che alle giornate si accompagna con la quotidianità della sua consueta vita, si sfiora in farmacia, dal tabacchi e nei piccoli generi alimentari che garantiscono, oltre che ai beni primari, anche le distanze di sicurezza, il controllo dei clienti e dei loro dispositivi sanitari anticontagio. E quindi si diventa occhi e mascherina, non più volti integri e riconoscibili ma solo occhi su nasi e sorrisi foderati da mascherine sempre più irreperibili.

Foto Dante Sacco

Ma l’inventiva degli individui si sa non ha confine e le identità proprie, solo in periodi così, prendono il passo e si lasciano scorgere. E, per questo inconscio modo di essere, Antonio, agente e rappresentante di generi alimentari, non ha scelto per i suoi giri di consegne e ordini una mascherina qualsiasi. Ha superato la grammatica delle sigle FFP1-2-3. Non ha scelto il solito pallido colore ospedaliero. Antonio ha usato il suo volto come una bandiera. Anzi ha esaltato la bandiera italiana. L’ha trasformata in mascherina di protezione. Sembra quasi dire che l’Italia protegge e va protetta. Non la nazione o il paese. Non la patria o l’immateriale idea risorgimentale. Ma quella comunità intera che si chiama Italia ed è geograficamente in Italia. Fatta di persone, ospiti, amici, turisti, stranieri ed operatori commerciali che in questi giorni di astenia esistenziale ritengono opportuno ancora una volta chiedere: “Buongiorno, cosa desidera?” Un tempo diverso dall’attuale, risponderei, dove l’uscire non fa male, il bar possa nuovamente tintinnare di vetro e chiacchiere e i generi alimentari suggerire il tutto oltre l’essenziale.