Il nostro orizzonte: il futuro dei nostri figli

Il nostro orizzonte: il futuro dei nostri figli

23 Aprile 2026 0 Di Dante Sacco

Isotta rizzo in Caporotundo, cellinese di origine, arnesanese d’adozione. Ha costruito ad Arnesano la sua famiglia e ha scelto questo paese come il luogo in cui crescere i suoi figli. Porta con sé anni di lavoro nei servizi sociali e la convinzione che una comunità si costruisce ascoltando, prendendosi cura, progettando insieme qualcosa che duri nel tempo

Isotta, lei è arrivata ad Arnesano da fuori. Cosa significa per lei candidarsi per questo paese?

Significa riconoscere che Arnesano è diventata la mia casa, nel senso più vero del termine. Qui ho costruito la mia famiglia, qui crescono i miei figli. Quando si sceglie un luogo così, in modo del tutto libero, ci si sente anche in qualche modo responsabili di ciò che quel luogo diventerà. La candidatura nasce da questo: dal sentirmi parte di una comunità e dal voler contribuire concretamente al suo futuro. Il futuro non accade da solo: si sceglie, giorno dopo giorno, con impegno e amore.

Cosa l’ha convinta a stare al fianco di Anna Solazzo e di Orizzonte Comune?

Ho imparato a conoscere Anna Solazzo lavorando insieme in questi mesi, e posso dire con convinzione che il suo impegno politico nasce da una profonda dedizione verso il paese, senza interessi personali. È una persona che ascolta davvero. Poi c’è la qualità del gruppo: siamo dodici persone, otto donne e cinque uomini, con idee e sensibilità molto diverse. È proprio questa varietà la nostra forza. Ci confrontiamo spesso, anche in modo acceso, ma sempre con l’obiettivo di costruire qualcosa di concreto e utile per la nostra comunità. Inoltre  la consapevolezza delle criticità intorno alla scuola è stata determinante per il mio avvicinamento alla politica locale di Arnesano. Quando ho scoperto che erano andati persi fondi importanti per la riqualificazione strutturale dell’edificio, con disagi concreti per studenti e famiglie, ho sentito che non potevo restare a guardare. È stato proprio questo che mi ha dato la spinta ad accettare l’idea di Anna Solazzo e a impegnarmi in prima persona per una nuova visione intorno alla scuola.

Lei ha lavorato nei servizi sociali. Come entra questa esperienza nel suo impegno politico?

Entra in modo diretto e quotidiano. Chi lavora nei servizi sociali conosce i bisogni reali delle persone, non le statistiche, le persone. Sa cosa significa per una famiglia non trovare qui i servizi di cui ha bisogno e essere costretta a cercarli altrove. Porto con me quella concretezza: la capacità di vedere non il problema astratto, ma la vita concreta che ci sta dietro. Vivo ogni giorno le difficoltà di chi ha figli di età diverse e si trova spesso a dover compensare con risorse proprie ciò che il territorio non offre ancora.

Qual è, secondo lei, il problema più urgente che Arnesano deve affrontare?

La risposta è immediata: la comunicazione. Manca un dialogo costante e reale tra amministrazione e cittadini. Non una comunicazione formale, di facciata, ma un confronto autentico che diventi un vero modo di operare. Chi amministra deve essere al servizio della comunità, e ogni cittadino deve sentirsi libero di esprimere idee, proposte, anche critiche, sempre nel rispetto reciproco. Solo così si costruisce un rapporto di fiducia duraturo. Una comunità che si abitua all’indifferenza smette di crescere.

Cosa risponde a chi dice: «la politica locale non mi riguarda»?

Rispondo che è esattamente il contrario: la politica locale è la più vicina alla vita di ognuno. Riguarda la qualità delle strade che percorriamo ogni giorno, le opportunità per i giovani, il sostegno alle famiglie, la cura degli spazi pubblici. Disinteressarsene significa lasciare ad altri scelte che toccano la vita quotidiana di tutti. Quando i cittadini rinunciano a partecipare, rinunciano anche al diritto di incidere sul proprio futuro. Il cambiamento non nasce dall’accontentarsi, ma dalla capacità di pretendere di più: servizi migliori, amministrazioni trasparenti, decisioni che rispecchino i bisogni reali.

Quali sono le sue priorità concrete per Arnesano, se eletta?

Ce ne sono alcune a cui tengo particolarmente. La riqualificazione del verde pubblico e del centro storico, perché rappresentano l’identità e la qualità della vita del paese. La valorizzazione del Palazzo Marchesale, che deve diventare uno spazio vivo, dedicato ad attività culturali e percorsi educativi per anziani, giovani, bambini. E poi il parco di Rione Riesci: un vero polmone verde nel cuore di Arnesano, con grandissime potenzialità. L’idea è attivare, anche con il supporto delle associazioni locali, corsi all’aperto, attività per tutte le età, momenti di aggregazione autentica. Non spazi decorativi, ma spazi vivi. Il tutto con un focus ed una stretta collaborazione col mondo della scuola.

Una parola finale. Cosa vuole lasciare come messaggio a chi la legge?

Ciò che seminiamo oggi sarà ciò che le nuove generazioni raccoglieranno domani. Credo in un paese più inclusivo, in cui persone di culture e origini diverse possano convivere in modo armonioso e rispettoso. Credo che garantire gli stessi diritti e le stesse opportunità a tutti i bambini, indipendentemente dal contesto di partenza, sia un obiettivo fondamentale, non negoziabile. Mi sono candidata per i miei figli e per i bambini di questo paese. È la ragione più semplice e più forte che conosco. Per questo è importante impegnarsi adesso, con responsabilità e visione, per costruire una comunità più giusta e accogliente. Per me che ho 3 figli è ancora oggi un disagio, visto che ancora non sono iniziati quei minimi lavori di ristrutturazione per la scuola elementare con aggravante che da settembre partirà il tempo pieno senza alcuna certezza su come e dove andranno a finire i nostri figli. È già una scuola precaria, poche nascite di riflesso poche iscrizioni, rischiamo di perdere la scuola. È un paese senza scuola è un paese morto.