Giorno: 19 febbraio 2010

19 febbraio 2010 0

Camionista terribile, minaccia di dar fuoco ai camion concorrenti per guadagnare… fette di mercato

Di redazione
(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({ google_ad_client: "ca-pub-3708340944781441", enable_page_level_ads: true });

Un camionista terribile quello arrestato questa mattina dai carabinieri di Ceprano (Fr). L’uomo, Vittorio Palma, 49 anni di Giuliano in Campania, dipendente di una società di trasporti con sede a Villaricca (Na) minacciava di dar fuoco ai camion dei concorrenti della sua azienda se non avessero rinunciato al lavoro. Con questo sistema era riuscito a fare della ditta per cui lavora, la leader sul mercato del trasporto su gomma. Secondo gli investigatori coordinati dal capitano Pierfrancesco Di Carlo comandate della compagnia di Pontecorvo, il 49enne è stato arrestato con l’accusa di “illecita concorrenza mediante violenza o minaccia” ed “estorsione”. I militari hanno accertato che il Palma aveva minacciato più volte camionisti di altre società e proprietari delle stessa società di incendiarne i mezzi e di picchiare gli autisti, portando come esempio, analoghi episodi, già provocati in danno di dipendenti e mezzi di società di trasporto con sede a Latina e Fondi (Lt), che con violenza erano stati costretti a cedere alle richieste del Palma. L’uomo aveva così determinato, con la propria condotta, la cessazione di rapporti contrattuali a vantaggio della propria società, imponendosi come soggetto unico del mercato nei confronti delle attività economiche già clienti delle società estromesse. Lo schema criminale, sistematicamente seguito, prevedeva che le minacce fossero dapprima dirette alle società concorrenti nel trasporto merci su strada e poi concentrate sulle ditte che, necessitando del servizio di trasporto delle proprie merci, erano costrette a rivolgersi alla società del Palma, a questo punto monopolista assoluto. Le indagini sono iniziate in seguito ad una denuncia fatta da una società di autotrasporti ciociara ma tra le vittime del camionista arrestato c’erano anche altre ditte della provincia di Frosinone, di Napoli e di Brescia.

19 febbraio 2010 0

La Regione Lazio stanzia 3 milioni di euro per gli alimenti aproteici per i pazienti con insufficienza renale cronica

Di redazionecassino1

Su proposta dell’Assessore Di Liegro e del Vicepresidente Montino, la Giunta della Regione Lazio ha approvato oggi una delibera che prevede lo stanziamento di 3 milioni di euro a favore dei pazienti con insufficienza renale cronica di stadio 4 e 5, non ancora in dialisi, per l’acquisto dei prodotti aproteici. Il provvedimento prevede di dare ai pazienti un contributo mensile di 120 euro per gli adulti e di 160 euro per quelli di età inferiore ai 12 anni che assumono latte ipoproteico. “Questa delibera – dichiara l’Assessore alle Politiche sociali e delle sicurezze della Regione Lazio Luigina Di Liegro – è una risposta dovuta di aiuto ai pazienti affetti da questa grave patologia ed è stata possibile anche grazie al lavoro di condivisione che la Regione Lazio ha promosso con il Collegio dei Nefrologi responsabili delle strutture pubbliche e dei Policlinici Universitari, di Federfarma Lazio e delle altre associazioni di farmacisti, e alla collaborazione di Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato e dell’Associazione malati di reni”. “Si tratta di un atto doveroso nei confronti di una categoria di malati cronici a cui le istituzioni non devono mai dare la sensazione di essere lasciati soli – spiega il vicepresidente Esterino Montino – Con questo provvedimento quindi la giunta regionale mantiene l’impegno preso con i cittadini all’indomani del decreto n. U0076 del 23 novembre 2009 del Commissario per la sanità, che aveva determinato la sospensione dell’erogazione gratuita a carico del servizio sanitario regionale dei prodotti alimentari aproteici per pazienti con insufficienza renale cronica”.

19 febbraio 2010 0

Regionali 2010 / Intervento di Mario Abbruzzese sulla dotazione di organico al nuovo ospedale di Frosinone

Di redazionecassino1

Parlare di Sanità significa, almeno per me, non entrare nell’agone delle polemiche ma bensì trovare possibili soluzioni affinché i nostri concittadini abbiano una assistenza sanitaria congrua ed efficiente. Relativamente a quanto affermato sulla stampa dall’assessore Francesco Scalia, circa il numero di posti letto del nuovo ospedale di Frosinone ed alla responsabilità del disavanzo sanitario lasciato in eredità dalla Giunta Storace, mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni a titolo meramente informativo, perché non sono questi i problemi reali. La differenza tra i posti letto attivi dell’ospedale di Frosinone “Umberto I”, e quelli di cui sarà dotato il nuovo ospedale di Via Fabi è di 101 posti letto in più a vantaggio di quest’ultimo. Scandaloso e inaccettabile resta, comunque, l’utilizzo nell’attuale ospedale di Frosinone di spazi impropri alla degenza, quali corridoi ed altro, in cui si mortifica la dignità del malato e la garanzia dell’assistenza, nonostante la grande abnegazione e professionalità di tutti gli operatori della nostra sanità. Sul presunto disavanzo impropriamente addebitato alla Giunta Storace, consiglio allo stesso assessore Scalia di leggersi l’Atto del Senato, ovvero l’interpellanza 2-00140 del 01/12/2009 presentata dal senatore Luigi Zanda e firmata da tutti i senatori del Pd, in cui lo squilibrio tra costi e ricavi del Sistema Sanitario della Regione Lazio viene riconosciuto, per la prima volta, non già causa della Giunta di centrodestra ma bensì di natura strutturale con origini antiche, oltre al dato che l’esercizio finanziario 2009 verrà chiuso con circa 2000 miliardi di euro a cui vanno sommati i disavanzi degli anni precedenti, a far data dal 2006. Né francamente mi appassiona l’inutile disputa tra il sindaco Marini e il commissario della Asl Costantini, circa il nome da attribuire al nuovo ospedale di Frosinone, che rischia di divenire mero contenitore di letti ed aspettative di eccellenza impossibili per la carenza del necessario personale e professionalità, poiché all’incremento dei 101 posti letto in più previsti, non vi è alcuna azione significativa tesa alla conseguente implementazione della relativa e necessaria dotazione organica. D’altronde il personale attualmente in servizio all’“Umberto I” è già enormemente insufficiente nel garantire i livelli essenziali di assistenza. Pertanto mi farò carico di intervenire personalmente sul commissario per la sanità della Regione Lazio, Elio Guzzanti, affinché il nuovo ospedale di Frosinone venga dotato di non meno di 30 medici ed 80 professionisti del comparto in aggiunta agli attuali, così da poter garantire sin dall’apertura le funzioni proprie di Dea di II livello.

19 febbraio 2010 0

Dal passato al presente, il tartufo protagonista alla 24esima edizione della Sagra a Campoli

Di redazionecassino1

E’ giunta alla sua 24a edizione la Sagra del Tartufo a Campoli Appennino, che quest’anno si intitola ‘Dal passato al presente, il tartufo campolese’. Rari e apprezzati i tartufi saranno protagonisti della sagra del 20 e 21  febbraio a Campoli Appennino,  piccolo centro della Ciociaria, a ridosso della catena degli Appennini centro-meridionali, sul versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo. A distanza di secoli, tracce di un antico passato sono conservate con orgoglio in questo paese, dove anche l’aria sa di antico e molte sono le suggestioni, come il tomolo, una enorme dolina carsica dalla struttura ad imbuto sul cui bordo si ergono le abitazioni, le vette del Parco Nazionale Abruzzo, e lo spettacolare Vallone Lacerno con l’omonimo torrente, profondo canyon ricco di strapiombi, cascate e acque cristalline.  “Sta fra quelle cose che nascono ma non si possono seminare” così Plinio il vecchio definiva il tartufo nel suo Hystoria Naturale quando raccontava di un cittadino che chiedeva un risarcimento per un incisivo rotto a causa di un morso dato ad un tartufo che al suo interno nascondeva una moneta in metallo. L’amore degli abitanti di Campoli Appennino per il tartufo si perde nella notte dei tempi, quando nelle lunghe camminate solitarie, accompagnati da un fido maialino, raccoglievano considerevoli quantità del prezioso fungo. I mastri cavatori campolesi contribuiscono ogni anno ad accrescere l’intera produzione nazionale. La sagra del tartufo campolese è un tuffo nel passato, che si ripete tre volte all’anno in primavera estate e inverno. Tra i resti del centro storico con la torre medievale, tra le viette ciottolose è tutto un profumo di piatti cucinati ad arte da chef dai nomi altisonanti. Zuppe, paste “fatte in casa”, carne tutto con una spolverata di tartufo.

F. Pensabene

19 febbraio 2010 0

Regionali 2010 / Mario Abbruzzese interviene sulla questione del Piano provinciale caccia “

Di redazionecassino1

“Le problematiche che attanagliano “i seguaci di Diana” sono molteplici e complesse. I cacciatori frusinati sono penalizzati da tutta una serie di fattori, legati ad eventi naturali, ma anche alle attività dell’uomo e al progresso. Bonifiche, sfruttamenti idroelettrici, ampliamento delle reti stradali, traffico automobilistico intenso, colture intensive e abbandono delle coltivazioni in collina e in zone montane, concorrono inevitabilmente a rendere sempre più difficile la vita di chi si dedica all’attività venatoria in Provincia di Frosinone”. Questo il commento di Mario Abbruzzese, candidato per il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio, a margine di un incontro avuto nei giorni scorsi con le associazioni dei cacciatori del territorio. “Negli ultimi dieci anni le aziende faunistico-venatorie nella nostra zona sono cresciute in maniera esponenziale, ma sono costrette a “correre”, senza soluzione di continuità, su tutto l’arco pre-appenninico di cui fanno parte Comuni come Vallerotonda, Terelle, Casalattico, Acquafondata, Viticuso ecc.. Le aziende in questione, teoricamente, nascono senza scopo di lucro – ha detto l’esponente politico del Popolo della Libertà – con prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche, rispettano programmi di conservazione e ripristino ambientale. Ma in realtà le cose vanno in maniera diversa. I terreni occupati qualche anno fa erano senza ombra di dubbio le migliori aree faunistiche, coltivati e ricchi di selvaggina stanziale autoctona, come ad esempio la coturnice, la starna e la lepre. Ma oggi non è più così. E’ stata fatta “terra bruciata” perché la quasi totalità degli appezzamenti non vengono più lavorati come una volta, oppure vengono adibiti a piante foraggere e, dove sono presenti, vengono utilizzati per il pascolo di animali di allevamento. A questo si aggiunge la quasi impossibilità di riuscire a capire quale sia il territorio facente parte delle aziende perché spesso la tabellazione non risulta regolare. Le quote per i residenti sono molto accessibili. Mentre per i non residenti anche dei comuni limitrofi le cose cambiano notevolmente, anche se la giunta provinciale ha stabilito che la quota di iscrizione deve essere uguale per tutti, sia residenti che non e che vi sia una percentuale del 40%  da destinare ai non residenti. Tale situazione – ha continuato Abbruzzese – oltre a creare, da diversi anni, un malcontento tra i cacciatori, ha generato anche forti attriti fra coloro che esercitano attività venatoria all’interno delle aziende e quelli che invece cacciano in territorio libero. Per tutti questi motivi è arrivato il momento mettere mano al Piano faunistico provinciale, con la rivisitazione dei confini dei due Atc (Ambiti territoriali di caccia), mediante un taglio non in senso longitudinale ma prevalentemente latitudinale. Ed ancora, provvedendo al ripristino della percentuale destinata alla creazione di Afv (Aziende faunistico venatorie) riportandola dal 12 all’8%, e delle Aatv (Aziende faunistico venatorie ed agrituristico venatorie) dal 2 al 6%. Urge innanzitutto una verifica attenta sull’operato delle aziende faunistiche venatorie – ha concluso il candidato del Pdl – magari inserendo un rappresentante degli Atc all’interno del Ctfvp (Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Provinciale) in modo da avere una concertazione fra Provincia e Ambiti territoriali”.

Abbruzzese interviene sulla questione del Piano provinciale caccia

“Le problematiche che attanagliano “i seguaci di Diana” sono molteplici e complesse. I cacciatori frusinati sono penalizzati da tutta una serie di fattori, legati ad eventi naturali, ma anche alle attività dell’uomo e al progresso. Bonifiche, sfruttamenti idroelettrici, ampliamento delle reti stradali, traffico automobilistico intenso, colture intensive e abbandono delle coltivazioni in collina e in zone montane, concorrono inevitabilmente a rendere sempre più difficile la vita di chi si dedica all’attività venatoria in Provincia di Frosinone”. Questo il commento di Mario Abbruzzese, candidato per il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio, a margine di un incontro avuto nei giorni scorsi con le associazioni dei cacciatori del territorio. “Negli ultimi dieci anni le aziende faunistico-venatorie nella nostra zona sono cresciute in maniera esponenziale, ma sono costrette a “correre”, senza soluzione di continuità, su tutto l’arco pre-appenninico di cui fanno parte Comuni come Vallerotonda, Terelle, Casalattico, Acquafondata, Viticuso ecc.. Le aziende in questione, teoricamente, nascono senza scopo di lucro – ha detto l’esponente politico del Popolo della Libertà – con prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche, rispettano programmi di conservazione e ripristino ambientale. Ma in realtà le cose vanno in maniera diversa. I terreni occupati qualche anno fa erano senza ombra di dubbio le migliori aree faunistiche, coltivati e ricchi di selvaggina stanziale autoctona, come ad esempio la coturnice, la starna e la lepre. Ma oggi non è più così. E’ stata fatta “terra bruciata” perché la quasi totalità degli appezzamenti non vengono più lavorati come una volta, oppure vengono adibiti a piante foraggere e, dove sono presenti, vengono utilizzati per il pascolo di animali di allevamento. A questo si aggiunge la quasi impossibilità di riuscire a capire quale sia il territorio facente parte delle aziende perché spesso la tabellazione non risulta regolare. Le quote per i residenti sono molto accessibili. Mentre per i non residenti anche dei comuni limitrofi le cose cambiano notevolmente, anche se la giunta provinciale ha stabilito che la quota di iscrizione deve essere uguale per tutti, sia residenti che non e che vi sia una percentuale del 40%  da destinare ai non residenti. Tale situazione – ha continuato Abbruzzese – oltre a creare, da diversi anni, un malcontento tra i cacciatori, ha generato anche forti attriti fra coloro che esercitano attività venatoria all’interno delle aziende e quelli che invece cacciano in territorio libero. Per tutti questi motivi è arrivato il momento mettere mano al Piano faunistico provinciale, con la rivisitazione dei confini dei due Atc (Ambiti territoriali di caccia), mediante un taglio non in senso longitudinale ma prevalentemente latitudinale. Ed ancora, provvedendo al ripristino della percentuale destinata alla creazione di Afv (Aziende faunistico venatorie) riportandola dal 12 all’8%, e delle Aatv (Aziende faunistico venatorie ed agrituristico venatorie) dal 2 al 6%. Urge innanzitutto una verifica attenta sull’operato delle aziende faunistiche venatorie – ha concluso il candidato del Pdl – magari inserendo un rappresentante degli Atc all’interno del Ctfvp (Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Provinciale) in modo da avere una concertazione fra Provincia e Ambiti territoriali”.

19 febbraio 2010 0

Sottopassaggio della stazione allagato dalle abbondanti piogge

Di redazionecassino1

Le piogge insistenti di questi giorni provocano disagi ad automobilisti e cittadini, soprattutto a quelli che si muovono a piedi. Allagamenti, strade dissestate, pozzanghere che diventano crateri, sono fenomeni noti a tutti, con i danni  ed i pericoli che ne derivano. Certo, la maggior responsabilità della situazione è senz’altro da attribuire alla pioggia, ma anche altri fattori concorrono ad accentuare i fastidi, primo fra tutti l’incuria e la scarsa manutenzione. Le abbondanti piogge delle ultime ore hanno causato l’allagamento del sottopassaggio della stazione ferroviaria. Quello che permette ai viaggiatori di raggiungere le pensiline dei binari da cui partono i treni.  Ai molti pendolari che quotidianamente utilizzano il treno per raggiungere il proprio posto di lavoro, quindi, un problema in più : dover attraversare i binari per poter salire sul treno.

19 febbraio 2010 0

Indagati vertici della Fiat, per smaltimento illecito di rifiuti

Di redazionecassino1

Una decina di dirigenti Fiat di Cassino e Torino sarebbero indagati per smaltimento illecito di rifiuti e falsificazione di certificati. Lo rivela una inchiesta dell’Espresso. Secondo la Forestale, che ha avviato l’indagine, ‘i dirigenti, in particolare quelli della società Fenice spa (controllata al 100% dal Lingotto) sarebbero accusati di aver classificato fanghi pericolosi come rifiuti innocui per smaltirli a basso prezzo’. In discarica finiva una bomba ecologica di sostanze tossiche. Tutto nasce dalle intercettazioni telefoniche di un imprenditore, effettuate dagli uomini della Guardia Forestale che stavano indagando su presunti furti di carta ai danni delle cartiere Burgo di Sora e sulle spedizioni illegali di rifiuti di plastica dall’Italia alla Cina. Era l’anno 2007: le frasi captate fanno scattare un campanello d’allarme, e l’apertura immediata di un terzo fascicolo da parte della procura di Avezzano. Gli uomini della Fiat, e in particolare quelli che lavorano per la società Fenice spa (controllata al 100 per cento dal Lingotto, si occupa dello smaltimento dei rifiuti nelle varie fabbriche torinesi) sarebbero accusati di aver classificato fanghi pericolosi come rifiuti innocui, in modo da smaltirli illegalmente a basso prezzo. In discarica finiva, sempre secondo il settimanale, così una miscela di schifezze, una bomba ecologica, secondo varie analisi, piene di sostanze tossiche che si sarebbero dovute trattare in modo completamente diverso. Dall’Arpa di Frosinone, l’agenzia dell’ambiente che ha effettuato i test, alcuni ricordano che nello stabilimento Fiat di Cassino le prime analisi furono effettuate nel lontano 2004, e già allora i risultati evidenziarono livelli troppo alti di metalli pericolosi e cancerogeni come il nichel. Il sistema incriminato è sempre lo stesso, identico a quello che avrebbe permesso lo smaltimento a basso costo di società multinazionali: gli scarti della produzione più a rischio vengono fatti esaminare da laboratori compiacenti, che assegnano ai rifiuti un codice ‘non pericoloso’. La “monnezza”, in genere fanghi industriali, viene poi smaltita da imprese specializzate che mischiano la melma con altri rifiuti ‘non pericolosi’. Ne esce un rifiuto nuovo, che finisce tranquillamente in discarica. I vantaggi economici sono giganteschi, il giro d’affari milionario. Sulla vicenda è da registrare la pronta la smentita della Casa Torinese, che ha precisato “lo smaltimento dei rifiuti dello stabilimento di Cassino è affidato alla società Fenice che lavora in autonomia e non è controllata dalla Fiat”. La precisazione arriva da un portavoce del Lingotto in risposta proprio dall’inchiesta de L’espresso. “Non siamo al corrente di alcuna iniziativa giudiziaria riguardante né i dirigenti né lo stabilimento di Cassino. I rifiuti provenienti dallo stabilimento – prosegue il portavoce della Fiat – derivano da un normale ciclo industriale e il loro trattamento e smaltimento viene effettuato da anni, in totale autonomia e con propri impianti, dalla società Fenice che non è controllata dalla Fiat, come erroneamente sostiene L’espresso, ma al cento per cento dal gruppo francese Edf, uno dei più grandi operatori energetici in Europa”. Fin qui la vicenda che, sicuramente avrà ulteriori sviluppi nel corso dei prossimi mesi.

F. Pensabene