Prima di pensare a grandi opere, bisogna valorizzare ciò che già abbiamo
5 Maggio 2026Intervista a Giampiero Attanasio, candidato consigliere per la lista Orizzonte Comune con Anna Solazzo sindaca
Quality Assurance Manager, cosmetologo, divulgatore scientifico, futuro docente: Giampiero Attanasio porta nella competizione elettorale di Arnesano un profilo raro, quello di chi ha costruito competenze solide fuori, ma ha scelto di tornare.

Giampiero, lei ha una formazione scientifica di alto livello e una carriera manageriale affermata. Perché la politica locale? Perché Arnesano?
Perché Arnesano è casa mia, nel senso più concreto del termine. Sono cresciuto nel rione Riesci, figlio di un contadino e di una sarta: persone che mi hanno insegnato che il lavoro e le radici non si abbandonano. Ho studiato, mi sono specializzato, ho costruito un percorso professionale fuori ma ho scelto di tornare. Non per nostalgia, ma perché credo che le competenze acquisite abbiano senso pieno solo se restituite alla comunità che ti ha formato. La politica locale non è un ripiego: è la forma più diretta di impegno civile.
Lei è Quality Assurance Manager in un’azienda cosmetica strutturata. Che cosa porta concretamente quella esperienza in un consiglio comunale?
La gestione della qualità insegna una cosa che in politica si dimentica spesso: non basta avere buone intenzioni, bisogna avere metodo. Nella mia professione lavoro quotidianamente su processi, controlli, conformità normativa, gestione del rischio. Significa prendere decisioni basate sui dati, non sulle impressioni. Significa costruire sistemi che funzionino anche quando chi li ha progettati non c’è più. Un’amministrazione efficiente funziona esattamente così: procedure chiare, responsabilità definite, verifiche costanti. Porto questa mentalità nel mandato, se i cittadini mi accordano la loro fiducia.
Nel suo messaggio elettorale lei cita «luoghi storici e non già esistenti che tornano a essere spazi di incontro». Di che cosa si tratta, concretamente?
Il patrimonio materiale e immateriale di Arnesano è largamente sottoutilizzato. Penso a edifici, corti, spazi pubblici che potrebbero ospitare seminari, incontri formativi, eventi culturali, senza costruire nulla di nuovo, semplicemente attivando ciò che già esiste. È un principio che conosco bene dalla mia professione: prima di investire in nuove risorse, ottimizza quelle che hai. Questo vale per un’azienda come per un paese. E vale ancora di più per una comunità piccola, dove ogni spazio condiviso è anche un atto di identità collettiva.
Lei parla di «riscoperta degli antichi mestieri». Non è un tema anacronistico, in un mondo che corre verso il digitale?
Al contrario. Gli antichi mestieri sono un capitale culturale ed economico enorme, spesso non riconosciuto come tale. La sfida non è conservarli nella teca di un museo, ma tradurli nel presente: documentarli, renderli fruibili attraverso il turismo esperienziale, collegarli alle filiere produttive locali. In Salento ci sono già esempi virtuosi in questo senso. Arnesano può farne parte, a patto di avere un’amministrazione che sappia connettere realtà diverse, artigiani, imprenditori, associazioni, scuole, invece di lasciarle operare ciascuna per proprio conto.
Sta conseguendo l’abilitazione all’insegnamento. In che modo la dimensione educativa si intreccia con la sua visione di comunità?
L’educazione è la politica a lungo termine per eccellenza. Un paese che non investe nei giovani, nei loro strumenti critici, nelle loro competenze, nelle loro opportunità, si condanna alla stagnazione. Sto lavorando per diventare insegnante di matematica e scienze perché credo nella trasmissione del sapere come atto civile. Questa stessa convinzione voglio portarla nell’azione amministrativa: sostenere le scuole, facilitare percorsi di formazione per adulti, creare occasioni in cui la competenza diventi risorsa collettiva e non privilegio individuale.

Il programma di Orizzonte Comune punta su partecipazione e ascolto. Ma non è un rischio che restino parole vuote? Come si traduce in pratica?
Il rischio esiste, ed è bene dirlo chiaramente. La partecipazione è la forma più difficile di governo, non la più facile. Richiede strutture, continuità, volontà politica di accettare anche le voci scomode. Per me significa costruire occasioni reali di confronto, non assemblee pro forma, ma spazi dove professionisti, associazioni e semplici cittadini possano portare idee concrete e trovare nell’amministrazione un interlocutore che risponde, non uno sportello chiuso. Ho alle spalle un lavoro di coordinamento in contesti complessi: so che l’ascolto attivo produce risultati migliori delle decisioni verticali.
Una battuta finale: cosa direbbe a un cittadino di Arnesano ancora indeciso sul voto?
Gli direi di valutare le persone prima dei programmi. I programmi sono necessari, ma sono anche promesse: ciò che conta è chi le firma. Io sono una persona che ha scelto di tornare, che si è costruita competenze serie, che crede nel lavoro quotidiano più che nelle inaugurazioni. Non sono qui per fare il salto di qualità della carriera politica, sono qui perché Arnesano merita persone che la conoscono, la abitano e ci credono davvero. Con Anna Solazzo e la squadra di Orizzonte Comune, condivido questa visione. Il resto lo giudichino i cittadini.




