Tag: Foibe

11 Febbraio 2019 0

Martiri delle Foibe o Ummidia Qudratilla, a Cassino è conflitto per le memorie

Di Ermanno Amedei
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CASSINO – “Caro Sindaco, ho appena saputo dell’intento di intitolare ai Martiri delle foibe il piazzale antistante il teatro romano”.

Lo si legge in una nota di Emilio Pistilli presidente onorario del CdSC Onlus.

“Ben venga una intitolazione ai nostri martiri, però resto ancora una volta stupefatto per la mancanza di considerazione per iniziative e richieste che vengono dalla città. Nel marzo del 2009 il Centro Documentazione e Studi Cassinati (CDSC onlus) avanzò all’amministrazione dell’epoca un appello per intitolare quel piazzale alla benemerita matrona dell’antica Casinum Ummidia Quadratilla, che aveva donato alla città un anfiteatro e un teatro, proprio quello antistante il piazzale, di cui tutti oggi andiamo orgogliosi. Alla matrona nel 1961 era stato intitolata la strada che va da via Roma a via Crocifisso-Campo di Porro; successivamente, nell’ottobre 2007, inspiegabilmente fu revocata quella intitolazione a favore del monaco benedettino Angelo Pantoni, un pilastro della storia del nostro territorio. Da allora si è operata una sorta di damnatio memoriae di Ummidia Quadratilla. Per sanare questa ingiustizia il CDSC avanzò una richiesta scritta di intitolarle il piazzale parcheggio del teatro romano, richiesta che aveva anche il benestare della Soprintendenza Archeologica; fu protocollata nell’ufficio comunale e lì è rimasta. Tutte le amministrazioni che si sono susseguite furono dal CDSC sollecitate a darle corso, ma inutilmente; anche Lei ha ricevuto più volte la nostra sollecitazione sia pure verbalmente. Siamo alle solite: il primo che si sveglia tra gli amministratori presenta la sua idea e … detto fatto. Ripeto, è cosa giusta e lodevole dedicare uno spazio della Città ai martiri delle foibe, ma non mancano certo altri luoghi, forse più confacenti e più centrali per onorare quei nostri martiri. Il primo che mi viene in mente – ma è solo un esempio – potrebbe essere il largo cosiddetto dell’Excelsior, innesto Via Roma e Via Corso della Repubblica, dove starebbe bene anche una stele a memoria. Ma non sta a me decidere tali cose. Fare memoria è sempre una cosa importante per una popolazione, in particolar modo per la Città di Cassino che è stata defraudata di tutto dalla guerra e che vorrebbe recuperare almeno il suo patrimonio memorialistico. Ma non lo si faccia sovrapponendo ancora una volta una memoria ad altra ugualmente importante”.

11 Febbraio 2019 0

Pistilli al sindaco: “Giusto ricordare i martiri delle foibe, ma quel piazzale andrebbe intitolato a Ummidia Quadratilla”

Di felice pensabene

CASSINO –  Il prof. Emilio Pistilli scrive al sindaco D’Alessandro sull’intitolazione del piazzale del teatro Romano.

“Caro Sindaco, ho appena saputo dell’intento di intitolare ai Martiri delle foibe il piazzale antistante il teatro romano. Ben venga una intitolazione ai nostri martiri, però resto ancora una volta stupefatto per la mancanza di considerazione per iniziative e richieste che vengono dalla città. Nel marzo del 2009 il Centro Documentazione e Studi Cassinati (CDSC onlus) avanzò all’amministrazione dell’epoca un appello per intitolare quel piazzale alla benemerita matrona dell’antica Casinum Ummidia Quadratilla, che aveva donato alla città un anfiteatro e un teatro, proprio quello antistante il piazzale, di cui tutti oggi andiamo orgogliosi. Alla matrona nel 1961 era stato intitolata la strada che va da via Roma a via Crocifisso-Campo di Porro; successivamente, nell’ottobre 2007, inspiegabilmente fu revocata quella intitolazione a favore del monaco benedettino Angelo Pantoni, un pilastro della storia del nostro territorio. Da allora si è operata una sorta di damnatio memoriae di Ummidia Quadratilla.

Per sanare questa ingiustizia il CDSC avanzò una richiesta scritta di intitolarle il piazzale parcheggio del teatro romano, richiesta che aveva anche il benestare della Soprintendenza Archeologica; fu protocollata nell’ufficio comunale e lì è rimasta. Tutte le amministrazioni che si sono susseguite furono dal CDSC sollecitate a darle corso, ma inutilmente; anche Lei ha ricevuto più volte la nostra sollecitazione sia pure verbalmente.

Siamo alle solite: il primo che si sveglia tra gli amministratori presenta la sua idea e … detto fatto.

Ripeto, è cosa giusta e lodevole dedicare uno spazio della Città ai martiri delle foibe, ma non mancano certo altri luoghi, forse più confacenti e più centrali per onorare quei nostri martiri. Il primo che mi viene in mente – ma è solo un esempio – potrebbe essere il largo cosiddetto dell’Excelsior, innesto Via Roma e Via Corso della Repubblica, dove starebbe bene anche una stele a memoria.

Ma non sta a me decidere tali cose.

Fare memoria è sempre una cosa importante per una popolazione, in particolar modo per la Città di Cassino che è stata defraudata di tutto dalla guerra e che vorrebbe recuperare almeno il suo patrimonio memorialistico. Ma non lo si faccia sovrapponendo ancora una volta una memoria ad altra ugualmente importante”.

Emilio Pistilli

Presidente onorario CDSC onlus

16 Febbraio 2017 0

Incontro dibattito a scuola su Foibe interrotto insegnante, la Boldrini assicura chiarezza

Di Ermanno Amedei

Sora – Un incontro dibattito sulle Foibe interrotto da una docente, venerdì mattina al Liceo Classico Simoncelli di Sora, diventa l’oggetto di una interrogazione parlamentare.

Ne ha dato notizia il Consigliere provinciale capogruppo di Forza Italia e Presidente della XV Comunità montana Gianluca Quadrini che, dell’accaduto, ha informato nei giorni scorsi, le presidenze della repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio dei Ministri, il ministero dell’Istruzione e il prefetto di Frosinone. Questa mattina il presidente della camera Laura Boldirni lo ha chiamato “Mi ha detto che farà piena luce sulla vicenda e che cercheranno di capire cosa sia accaduto”.

L’iniziativa era stata autorizzata dalla dirigente scolastica su richiesta di tre alunni.

“Nel corso dello svolgimento – riferisce Quadrini che ha raccolto le testimonianze degli studenti organizzatori – una professoressa ha iniziato a contestare dalla platea l’esposizione di un relatore fino a chiedere l’intervento della polizia con conseguente interruzione dell’iniziativa. E’ un gesto inammissibile e da condannare. Di fatto è stata istituita questa solennità civile con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 per tenere vivo il ricordo e la memoria di una pagina di storia importante, ignorata e taciuta per più di mezzo secolo. La libertà di manifestazione del pensiero è un diritto riconosciuto negli ordinamenti democratici incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione. E’ inammissibile che la libertà di opinione sia messa in pericolo in questo modo nel nostro Paese. Quando qualcuno vuole trasformare il tema delle Foibe in un argomento di battaglia politica, questo atteggiamento va condannato con fermezza. La pretesa di chi crede di voler censurare con modi violenti un’idea o un’associazione o altro solo perché diversa dal proprio orientamento e modo di pensare, rappresenta una violazione dei diritti democratici fondamentali e questo è un fatto grave”.

Oggi Quadrini ha ricevuto rassicurazioni telefoniche da parte della presidente della Camera Laura Boldrini, che sulla vicenda si farà chiarezza. “Inoltre ho chiesto anche al vicepresidente del senato on. Gasparri di presentare interrogazione in parlamento”.

 

10 Febbraio 2013 0

Giornata del Ricordo, 10 febbraio ma anche 15 settembre. Montani li ricorda entrambi

Di Comunicato Stampa

Il 15 settembre dello scorso anno, ricorrendo il LXV anniversario dalla vigenza del trattato di pace e dal passaggio della sovranità statuale su Istria, Fiume e Dalmazia, trasferita alla Jugoslavia in pari data (1947), l’Associazione dei combattenti e dei partigiani croati ha organizzato un’importante cerimonia commemorativa che si è tenuta a Pola: per molti aspetti, il luogo simbolo della tragedia epocale riassunta nel grande Esodo dei 350 mila, e secondo la puntuale ricostruzione di Luigi Papo nel martirio di oltre 16 mila Vittime. In effetti, fu proprio alla mezzanotte di quel giorno infausto che le chiavi di una città deserta, da cui era fuggito il 92 per cento degli abitanti, vennero consegnate ad Ivan Motika: il medesimo personaggio che in tempi successivi sarebbe tornato agli onori delle cronache quale imputato al processo contro gli infoibatori (concluso da una surreale quanto singolare pronunzia di non luogo a procedere per un’infondata carenza di giurisdizione). L’adunata di Pola, cui non è mancato un conclamato supporto accademico grazie al contributo dell’Università di Zagabria, ha confermato la permanenza di forti sentimenti nazional-comunisti, iterando le vecchie manifestazioni tenutesi nel capoluogo istriano con l’intervento di Stipe Mesic, all’epoca Presidente della Repubblica di Croazia, per non dire della pregiudiziale espressa dalla predetta Associazione, ancora due anni orsono (agosto 2010), contro l’ipotesi di erigere una grande Croce “bipartisan” sulla foiba di Vines, dove l’eroica squadra di Arnaldo Harzarich aveva estratto una novantina di Vittime, già nell’autunno del 1943. In Italia, l’evento è passato sotto silenzio, fatta eccezione per qualche trafiletto asettico comparso sulla stampa d’informazione del nord-est. E’ un atteggiamento che non si può giustificare ma che si deve comprendere alla stregua dello spirito di “entente cordiale” collegato al prossimo ingresso croato nell’Unione Europea (luglio 2013), cui la stessa Slovenia ha fatto buon viso suo malgrado, affidandosi all’arbitrato per risolvere l’annosa vertenza riguardante le acque territoriali ed il confine sulla Dragogna. In effetti, i conati filo-comunisti che continuano a manifestarsi nelle Repubbliche ex-jugoslave unitamente alle celebrazioni del defunto Maresciallo non costituiscono espressioni di suggestivo folclore, ma s’inquadrano in una ricorrente strategia negazionista di Esodo e Foibe, offensiva non soltanto per gli istriani, fiumani e dalmati, ma prima ancora per l’Italia. I profughi, secondo gli affabili vessilliferi dell’Associazione croata dei partigiani, erano “fascisti che scelsero liberamente di andare” perché non accettavano il nuovo sistema collettivista delle democrazie popolari, mentre gli infoibati, assai inferiori alle stime abbozzate da una storiografia italiana prevalentemente riduttiva in proprio, pagarono le “colpe” del Ventennio (cinque condanne a morte per comprovati atti di terrorismo) e quelle per le rappresaglie compiute alla stregua del diritto internazionale bellico durante la guerra contro la Jugoslavia (scoppiata nel 1941 – giova ricordarlo – a seguito di un improvviso voltafaccia di Belgrado a danno dell’Asse). E’ sorta in tal modo la multiforme vulgata dei misteri: ad esempio, c’è ancor oggi chi considera tali la strage di Vergarolla (Pola) del 18 agosto 1946 voluta dalla polizia politica di Tito, come è stato documentato da fonti britanniche ufficiali; ovvero, la scomparsa dei finanzieri di Trieste, sequestrati dai partigiani il 1° maggio 1945 e condannati proditoriamente al tragico destino della foiba o dei campi di annientamento. Un altro mistero non meno significativo sta nel fatto che, finita la guerra, la Jugoslavia abbia chiesto all’Italia la consegna di parecchie centinaia di “criminali di guerra”, diversamente dagli altri Stati vincitori, ivi compresi Albania ed Etiopia, che lo fecero per cifre assolutamente minime. A quanto pare, i “criminali” erano stati destinati per la quasi totalità al fronte jugoslavo: una favola a cui credono in parecchi, perché le code di paglia continuano a proliferare, sia in Croazia che in Italia. La Legge 30 marzo 2004 n. 92 ha istituito il “Giorno del Ricordo” di Esodo e Foibe e lo ha fissato nel 10 febbraio di ogni anno, quale anniversario del trattato di pace, ma ciò non significa che il 15 settembre debba essere ignorato; tra l’altro, era stato proposto come alternativa non meno pertinente, assieme al 9 giugno, giorno della liberazione di Trieste al termine dei famigerati 40 giorni di occupazione slava, in cui troppe Vittime innocenti irrorarono con il proprio sangue una pace appena raggiunta ed a più forte ragione beffarda. Soprattutto, non significa che una lettura come quella del 15 settembre appena data dai partigiani di Pola possa avere diritto di gratuita affermazione, senza che da parte italiana vengano sollevate motivate obiezioni: dopo due terzi di secolo è auspicabile perseguire un clima di buon vicinato tuttora imperfetto, ma è congruo che ciò avvenga superando residue posizioni antistoriche ormai indifendibili, come quelle della Croazia, e pervicaci atteggiamenti di noncurante rassegnazione, come quelli dell’Italia. Carlo Cesare Montani

10 Febbraio 2013 0

Giorno del Ricordo – Foiba di Basovizza, tomba di tanti italiani innocenti vigliaccamente uccisi

Di Comunicato Stampa

A pochi chilometri da Trieste, sull’altipiano carsico, si trova il Sacrario di Basovizza (Monumento Nazionale), nel nuovo assetto definitivo inaugurato il 10 febbraio 2007, in occasione delle celebrazioni per il “Giorno del Ricordo”. Si tratta del pozzo di una vecchia miniera abbandonata, in cui tanti italiani, Vittime innocenti del terrorismo partigiano scatenato dalle milizie slavo-comuniste di Tito, trovarono la morte durante l’immediato dopoguerra. Si è potuto effettuare un calcolo numerico, necessariamente di larga massima, alla luce dei livelli rilevati alla base del pozzo, prima e dopo gli eventi: il conteggio, suffragato dagli elenchi delle persone scomparse nei quaranta giorni di occupazione jugoslava della città e del comprensorio (1° maggio – 10 giugno 1945), ha permesso una valutazione di almeno 2500 Caduti. A tali rilevazioni si fa riferimento nella stele di pietra del Carso che chiudeva l’imbocco della voragine prima della sistemazione definitiva e che oggi insiste sul terreno a lato del monumento principale: vi si dà ragione, in forma schematica ma agghiacciante, del cumulo di Vittime che giacciono sul fondo, pari a circa 300 metri cubi, e che non fu possibile recuperare, al pari di quanto è accaduto in buona parte delle foibe istriane. Oggi, Basovizza è luogo di raccoglimento e di preghiera ma nello stesso tempo, d’informazione. Infatti, accanto alla zona monumentale è stato realizzato un Centro di documentazione permanente; senza dire che da tempo è invalso l’uso di erigere, a fianco della grande Croce, una serie di lapidi e di cippi commemorativi, offerti dalle Associazioni d’Arma in memoria dei loro Caduti, assassinati senza pietà perché italiani. Tra i monumenti più significativi “ad memoriam” si possono ricordare quelli eretti a Basovizza dall’ANA (Associazione Nazionale Alpini), dall’ANPS (Associazione Nazionale della Polizia di Stato) e dall’ANFI (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia). In particolare, quest’ultimo intende onorare, con l’elenco nominativo riportato sulla pietra, i 97 Caduti della Guardia sequestrati nella caserma triestina di Campo Marzio, come primo atto dell’occupazione jugoslava, e subito dopo, gettati nella voragine od altrimenti assassinati (come da testimonianza di un superstite, Angelo Unali di Cagliari, che vide la colonna dei Martiri destinati all’estremo sacrificio, in balìa dei loro aguzzini). In effetti, una quota significativa dei Caduti appartiene alle Forze Armate, ivi compresi Carabinieri, Finanzieri e Poliziotti, emblema dello Stato italiano che si voleva distruggere col perverso “genocidio programmato” della popolazione autoctona (di cui alla lucida definizione di Italo Gabrielli): accanto alle Vittime giuliane si immolarono tanti Italiani di altre Regioni, in specie del Mezzogiorno e delle Isole, colpevoli di avere onorato il proprio dovere. Sugli eccidi delle foibe, ed in particolare su quello di Basovizza, non mancano documenti storici allucinanti. Qui, conviene limitarsi a denunciare la singolare efferatezza delle stragi, in un contesto di antica civiltà come quello europeo: quasi a dimostrare quanto possa essere scuro l’eclisse delle “alte non scritte ed inconcusse leggi” e dei valori fondamentali della vita associata, soffocati dalle prevaricazioni e dall’odio. Come scrisse Stefano Petris, Eroe dell’ultima difesa di Cherso, la sera prima dell’esecuzione capitale (ottobre 1945), il genocidio delle foibe e degli altri delitti assimilati non riuscì ad uccidere “né lo spirito né la fede”, e l’ultimo pensiero di tanti Caduti venne rivolto consapevolmente a Dio ed all’Italia : fulgido esempio, opportunamente ribadito dal Vescovo Antonio Santin nella preghiera dell’Infoibato riportata sulla pietra di Basovizza, di quanto fossero perseguibili, persino nell’atroce calvario di quella grande, tragica “cattedra sprofondata nelle viscere della terra”, gli eterni ideali di Giustizia e di Amore. Angelino Unari

10 Febbraio 2011 0

Successo di partecipanti a “Foibe, io non scordo”

Di Comunicato Stampa

Ottima partecipazione al Convegno tenuto questa mattina nel Salone di rappresentanza del Palazzo della Provincia di Frosinone in occasione del “Giorno del Ricordo 2011” e dal titolo “Foibe, io non scordo.” Nel corso della manifestazione, organizzata dall’Assessorato provinciale alle Politiche Giovanili retto da Massimo Ruspandini che ha ringraziato il Presidente della Provincia Antonello Iannarilli per la disponibilità e l’apertura che sempre dimostra, è stato presentato il concorso, rivolto alle classi quarte e quinte delle scuole superiori, dal titolo “Le Foibe secondo me”, giunto alla sua seconda edizione. Il Convegno, moderato da Riccardo Del Brocco, ha visto la presenza di Mario Colagiovanni, Leonardo Ambrosi, Simone Venditti, Pierluigi Passeri presidenti di Circolo della Giovane Italia rispettivamente di Amaseno, Castro, Boville e Ceccano. Presenti anche i consiglieri provinciali Andrea Amata e Fabio Bracaglia, il consigliere comunale di Ceccano Roberto Caligiore, il Presidente dell’Associazione culturale “Spina nel Fianco”, Roberto Adinolfi. Questi è stato anche il curatore dei contributi video e della mostra fotografica sulle Foibe allestita presso il Palazzo della Provincia. Tra i relatori anche Daniele Maura, Presidente dell’Associazione “Identità e Territorio”. Le conclusioni sono state tratte da Massimo Ruspandini, Assessore Provinciale alle Politiche giovanili, ideatore del concorso e promotore dell’iniziativa. Tra gli ospiti si ricordano Marco Pasin, rappresentante provinciale A.N.I.O.C. e i numerosi rappresentanti delle Associazioni d’Arma;Gerardo Savo Sardaro, residente a Veroli, nipote ed omonimo della guardia di pubblica sicurezza Gerardo Savo Sardaro nato a Torrice il primo maggio del ’22 ed infoibato a Gorizia il 3 maggio del ’45. Presenti anche tanti studenti degli ultimi anni delle superiori e rappresentanti di classe ed istituto di alcune scuole. Nello specifico: il Liceo scientifico di Ceccano, l’Istituto Agrario di Frosinone, il Liceo Artistico di Frosinone e l’I.T.C. di Ceccano. La Prefettura di Frosinone è stata rappresentata dalla dott.ssa Galella. La cerimonia è iniziata con l’esecuzione dell’Inno d’Italia e con i saluti istituzionali di Riccardo Del Brocco. Subito dopo i presenti hanno osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime delle Foibe. E seguita la lettura della poesia “Ribelle per fede” e la proiezione di due video storici e contributi sulle pensioni I.N.P.S. elargite ai partigiani infoibatori titini e la storia di Giuseppe Librio, giovane ucciso per aver ammainato la bandiera Jugoslava. Sono seguiti gli inerventi dei relatori, e le conclusioni dell’Assessore Ruspandini che ha ricordato l’importanza storica ed anche istituzionale del “Giorno del Ricordo” da vivere nel ricordo di coloro che scelsero a costo della vita di essere italiani e che, per questo, sono italiani doppiamente: per nascita e per scelta. Non soltanto un momento di giustizia storica, dunque, per sottolineare una pagina buia che per decenni è stata sostanzialmente cancellata persino dai libri di scuola, ma anche un momento importante per celebrare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia in memoria di coloro che altissimo ebbero il senso della Nazione. Al termine della manifestazione è stata affissa nel Palazzo della Provincia l’opera dell’artista ciociaro Biagio di Micco dal titolo “Ricordo dei martiri delle Foibe”.

10 Febbraio 2011 1

In ricordo dei finanzieri infoibati a Basovizza

Di Comunicato Stampa

Domani, venerdì 11 febbraio 2011, con inizio alle ore 10,30, il Comune di Sant’Ambrogio sul Garigliano (medaglia di argento al Merito Civile), località San Rocco Esterno, ha organizzato una cerimonia commemorativa in ricordo dei Finanzieri infoibati. Durante la Cerimonia sarà intitolata una Lapide ai Finanzieri vittime dell’eccidio. La Guardia di Finanza della città martire, per l’occasione, sarà presente con una nutrita rappresentanza di militari e predisporrà un picchetto d’onore. A completamento della celebrazione ci sarà anche la premiazione del concorso “IL RICORDO E LA MEMORIA” delle scuole elementari locali. Il programma è il seguente: – ore 10,30 raduno presso il luogo della cerimonia; – alzabandiera: – intervento dell’Assessore alla Cultura del Comune di S. Ambrogio sul Garigliano; – saluto del Sindaco; – saluto del rappresentante A.N.V.G.D.; – scoprimento e benedizione della Lapide in memoria dei Finanzieri infoibati; – deposizione di una corona d’alloro; – intervento del Cap. Vincenzo Ciccarelli, Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Cassino; – saluto del Presidente dell’Associazione Nazionale Finanziari d’Italia di Cassino; – Saluto delle Autorità.